Tornare a sentire quel profumo, quel sapore, che ci riporta indietro nel tempo e che ci fa sentire a casa ovunque noi siamo.

venerdì 18 gennaio 2013

Vellutata di cicerchia....un sapore antico



Ecco di nuovo un ingrediente perduto...la Cicerchia...un nome che a molti non dirà nulla...si tratta di un legume ben conosciuto dalle famiglie contadine di Marche e Abruzzo, ha sfamato la povera gente nell'immediato dopo guerra; veniva coltivata in terreni poveri e siccitosi ed era la protagonista assieme a ceci ,fagioli e roveja di calde e fumanti zuppe che riscaldavano i gelidi inverni....



Alcune notizie......







Il Lathyrus sativus , è un legume, conosciuto come  cicerchia, coltivato per il consumo umano in Asia, Africa e limitatamente anche in Europa ed in altre zone.
Si tratta di una  cultura di assicurazione poiché fornisce un buon raccolto in terreni aridi e siccitosi.
 È anche nota con i nomi di pisello d'erba, veccia indiana, pisello indiano, veccia bianca....





Presidio slow food

Per fortuna ci sono persone che hanno deciso di investire tempo e denaro in questo prezioso legume, infatti ora è un presidio slow food e l'intenzione è quella di valorizzare il prodotto e di farlo conoscere soprattutto nelle Marche, dove un tempo veniva coltivato...., per non dimenticare le proprie origini , le proprie radici.




Festa della cicerchia

In un paesino poco lontano da me, Serra de' Conti, nel mese di novembre si svolge la Festa della cicerchia




In commercio la potete trovare intera,  in questo caso seguite scrupolosamente le istruzioni sulla confezione per l'ammollo e risciacquo, oppure, se siete fortunati come me e avete un'amica:  Francesca che la produce e la confeziona decorticata e spezzettata avrete in quattro e quattr'otto un'ottima vellutata calda e fumante accompagnata da crostini di pane ed una spolverata di formaggio....


  Vellutata di cicerchia



Ingredienti per 4 persone:

250 gr. di cicerchia decorticata e spezzettata
odori: carota ,cipolla, sedano....
100 gr. di panna
crostini di pane
parmigiano o pecorino....
sale e pepe q.b.














Procedimento:

Mettete in una pentola la cicerchia con gli odori e coprite con acqua...lasciate sobbollire per circa 2 ore e comunque dipende da che tipo di cicerchia utilizzerete.
Una volta cotta ne prelevate un mestolo e il resto lo frullate, ad esempio con un frullatore ad immersione, aggiungete il mestolo di cicerchia intera e  la panna, lasciate riprendere il bollore.









Servite in cocottine spolverate con pepe e formaggio, un filo d'olio e accompagnate con dei crostini di pane tostati.

Ecco fatto....un ingrediente semplice per una ricetta semplice....ma vi assicuro dal gusto unico...
.............................il sapore???
Non sa di ceci e neanche di fave.....sa di cicerchia!!!!
Se vi capiterà di trovarla vi consiglio di provarla...soprattutto per il suo gusto e per dare valore al lavoro che alcuni produttori stanno facendo riportandola sulle nostre tavole!!




E per finire


ode alla cicerchia

In principio c'era mia nonna.
A primavera seminava i fagioli, ceci, cicerchia,
generalmente tra il granoturco, per sfruttare i
piccoli spazi esistenti tra un solco e l'altro.
In agosto, raccolte le cime del granoturco per
l'alimentazione bovina, le pannocchie maturavano al sole estivo e i legumi sottostanti
venivano accuratamente raccolti.
Andavo con lei, strappavo dal suolo gli arbusti
interi carichi di baccelli ormai maturi, si facevano dei fasci, si caricavano sulle spalle e si portavano nell'aia. Raccolti in piccoli mannelli, venivano appesi su una parete assolata fino a che, da lì a qualche giorno, fossero pronti per la battitura.
Avere fagioli, ceci e cicerchia era gia una garanzia per l'inverno che
presto sarebbe arrivato e ogni donna sapeva governare con misura le
risorse della casa.
Dopo la battitura con ampio crivello, la cicerchia veniva ripulita e le
ultime pule del baccello spezzato se ne andavano al soffio della brezza pomeridiana, quando la cicerchia veniva ventilata a mano,
all'ombra di un grande olmo.
Allorchè mia nonna ci lasciò, negli anni Sessanta, anche la cicerchia uscì dalla nostra vita. Era un legume povero, la buccia era troppo dura, il sapore meno delicato dei ceci, l'uso meno versatile rispetto
ai fagioli. Trent'anni dopo sono venuto a sapere che in un angolo delle
nostre colline, a Serra de' Conti, qualcuno coltivava ancora la cicerchia, quella minuta e saporita che avevo conosciuto da bambino
e non quella grande insipida che le multinazionali fanno coltivare nel
Centro America, per lo più per l'alimentazione animale.
Mi sono lasciato prendere da un segreto entusiasmo; riscoprire la
cicerchia era come rinverdire una sana radice. "Non è giusto - mi son
detto - che i miei antenati abbiano assaporato per secoli il sapore
della cicerchia e proprio io interrompa questa catena".
Così abbiamo deciso di riprenderla con cura, l'abbiamo rivestita a festa, servendola fumante, d'inverno, dentro una calda pagnotta
con un filo d'olio extra vergine di oliva e i profumi dell'orto.
Sacro è il pane sulla tavola, fragranti sono gli aromi, dolce è la nostra
cicerchia della Marca di Ancona.

7 commenti:

  1. sulle vellutate mi trovate sempre d'accordo perchè le adoro e mi piacciono anche le cicerchie, per cui apprezzo!

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    Risposte
    1. Benissimo Lucy, grazie per esere passata!

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  2. Con la neve fuori ancora più invitante...

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  3. adoro tutti i legumi, dovrò decidermi ad assaggiarla. Ciao Azzurra (alioas Antonietta)

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  4. Grazie Donatella! Io le ho presa a Castelluccio di Norcia insieme a i ceci neri, lenticchie e roveja. La proverò sicuramente, solo che devo sostituire la panna.
    Quando vivevo in Alto Adige prendevo la panna agra, che è molto meno grassa e funziona lo stesso. Devo vedere se la trovo anche qui a Matelica. Ciao ciaoo

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