Tornare a sentire quel profumo, quel sapore, che ci riporta indietro nel tempo e che ci fa sentire a casa ovunque noi siamo.
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venerdì 22 settembre 2017

Tagliatelle alle cicale e malva

La sfida n. 67 dell' MTC ha per protagonista la pasta col pesce  e chi se non lei, un'autorità in questo campo (mare),  Cristina Gallitti, nessun altro poteva presenziare e tessere la trama di una delle preparazioni fondamentali della cucina italiana.


Non si tratta semplicemente di andare a comperare il pesce, ma di trovare un  equilibrio tra freschezza, sapidità, cremosità, tutto questo in un "semplice" piatto di pasta.
Per quanto riguarda la ricetta che propongo gli ingredienti non sono molti, e la loro scelta fa la differenza, quindi importantissimo il pesce e la sua pasta.
Per la pasta ho scelto un prodotto locale, marchigiano,  "la pasta di Sabatino"una pasta artigianale di grano Saragolla, un grano con una resa modesta a causa della sua altezza, può raggiungere i 180 cm e  quindi  facilmente  soggetto al fenomeno dell'allettamento.
Una pasta  che non si può calare nell'acqua e mettere il timer per regolarsi con la sua cottura, non è un prodotto standardizzato,  cambia tra una produzione e l' altra cambia  in base alle condizioni climatiche e quindi una volta è gialla la volta dopo più scura; una produzione  modesta ma dalla qualità sublime, una pasta che da sola ha un suo carattere e che si può apprezzare al massimo condita con un filo d'olio.

E poi ho scelto le cicale o canocchie,



perché è uno dei miei crostacei preferiti, mi piace la loro polpa dolciastra, molto delicata.
Non vedevo l'ora di provare questa ricetta tratta dal libro "Spaghetti" di Michele Biagiola, e come scrive lo chef, la polpa cruda dona cremosità all'intingolo e la malva, con la sua nota amarognola contrasta la dolcezza del crostaceo riequilibrando il tutto.




Riporto la ricetta con alcune modifiche personali

Ingredienti per 4 persone

  • 350 g di tagliatelle secche ( Pasta di Sabatino)
  • 400 g di polpa di canocchie bollite e il loro liquido di cottura
  • 80 g di polpa cruda di canocchie
  • sedano, carota e pomodorini
  • malva foglie e fiori
  • aglio
  • olio  extra vergine di oliva
  • sale

Preparazione
Le cicale si possono pulire a crudo o dopo averle cotte, in questo caso ho utilizzato entrambi i metodi perché avevo bisogno  sia della polpa cotta che di quella cruda da aggiungere all'ultimo momento.
Lavare sotto l'acqua corrente bene i crostacei,  tuffarli nell'acqua in ebollizione alla quale vanno aggiunti un po' di odori, cipolla carota, sedano,  qualche pomodorino, bastano un paio di minuti,



scolare, togliere la testa e la coda, poi con l'aiuto di una forbice tagliare lateralmente da tutte e due le parti, in questo modo potrete sollevare la corazza e agevolmente estrarre la polpa, gli scarti testa, coda ecc li ho di nuovo messi nell'acqua di cottura in modo da sfruttarli al massimo.
Per la polpa cruda andiamo dopo il lavaggio direttamente ai tagli laterali e recuperiamo l'interno delle cicale.

In una padella capiente, in modo da poterci saltare poi la pasta, mettiamo un filo d'olio, il liquido di cottura filtrato, la polpa cotta delle cicale, aglio vestito, qualche foglia di malva e portiamo ad ebollizione.


Rovesciamo poi le tagliatelle cotte nella padella, togliamo dal fuoco aggiungiamo un filo d'olio e saltiamo, unire la polpa cruda e continuiamo a saltare sino a rendere cremosa la pasta e alla fine unire i fiori di malva.
Ed ora l'assaggio.
Partecipo con questa ricetta alla sfida n.67 Mtchallenge 

lunedì 27 giugno 2016

Furbi co' l'abbiti ovvero polpi e bietole per la settimana dedicata alla cucina del mare

Il calendario del cibo Aifb celebra la settimana della cucina del mare,  l'ambasciatore è Fabio Campetti che ci racconta una delle colonne della nostra tradizione culinaria.
Il nostro è un paese circondato dal mare, a parte alcune regioni, gran parte del territorio italiano si affaccia sul mare e gode dei suoi frutti.
Le Marche hanno una grande tradizione marinara e ci sono veramente tanti piatti rinomati, e dopo
 le cucciolette in porchetta  ho voluto riproporre una ricetta vecchia, uno di quei piatti che nasce dalla quotidianità di un tempo. ecco perchè ho pensato ai  Furbi co' l'abbiti  meglio specificare, nel dialetto maceratese,  in particolare nella zona di Civitanova Marche per furbi  si intendono i polpi e per abbiti , facile no,  le bietole.




polpi con bietole su crostone-ingrediente perduto

Un piatto veramente molto semplice che ancora una volta stupisce per la sua bontà e versatilità; nasce dal baratto tra i contadini e pescatori, i primi provenienti dalle campagne dell'entroterra portavano a vendere il loro raccolto e i pescatori  volentieri cedevano i furbi in cambio di verdure fresche, gli abbiti .  I polpi cuociono a lungo nel sughetto di pomodoro si sposano con la bietola per andar poi a guarnire, nella bella stagione un crostone di pane e durante l'inverno ad insaporire una fumante polenta.


Ingredienti 
per 4 persone

  •  polipi di media dimensione 
  • 400 g di bietole pulite e lavate
  •  500 g di polpa pomodori o pelati
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
  • trito di aglio,cipolla,carota e sedano
  • vino bianco per sfumare
  • olio extra vergine
  • sale e pepe qb 
  • peperoncino (facoltativo)
Preparazione
in genere trovate i polpi già eviscerati e "arrotati" o meglio battuti bene per renderli morbidi, altrimenti dovrete eliminare le interiora, lavarli bene, eliminare becco e occhi e poi con un martello di legno, o un batticarne, batterli ben bene per renderli morbidi, vanno poi spellati accuratamente.


furbi co l'abbiti- ingrediente perduto


Una volta pronti i nostri furbi procediamo.
Prepariamo il trito di odori, in una pentola di coccio o comunque dal fondo spesso, mettiamo qualche cucchiaio d'olio e lasciamo dorare il trito preparato, quando gli odori iniziano ad imbiondire uniamo i polpi e lasciamoli rosolare ben bene; a questo punto aggiungiamo il vino e a fuoco vivace facciamolo evaporare; uniamo il cucchiaio di concentrato, un po' d'acqua e i pelati, portiamo a bollore e copriamo il tegame.
Lasciamo sobollire a fuoco basso per circa 1 ora.
Trascorso il tempo previsto aggiungiamo le bietole, e continuiamo la cottura per almeno 45  minuti. Naturalmente i tempi di cottura dipendono molto dalle dimensioni dei polpi.
Alla fine otterremo un intingolo denso e scuro, i polpi ben teneri; mentre la preparazione riposa tostiamo del pane casereccio e serviamo poi i polpi e bietole fumanti sopra una bella fetta di pane tostato.

lunedì 30 marzo 2015

Lumachine di mare in porchetta o Cucciolette marchigiane



La cottura in porchetta caratteristica della tradizione marchigiana ha come protagonista il *finocchietto selvatico, oltre a preparare il coniglio in porchetta , ma anche il pollo e naturalmente il classico maiale, e le fave.... la ritroviamo anche in alcune preparazioni a base di pesce.
Tra le ricette più conosciute ci sono proprio le Lumachine di mare  o "Cucciolette" in porchetta. 

Rigorosamente da gustare con le mani.

Lumachine di mare in porchetta-ingrediente perduto



Ingredienti per 4 persone

  • 1 chilo di lumachine
  • 400 g di pomodori pelati
  • 1 cucchiaio di conserva o concentrato di pomodoro
  • spicchio d'aglio
  • carota
  • sedano
  • cipolla
  • 100 ml di vino bianco secco
  • acqua o brodo vegetale
  • olio extra vergine d'oliva
  • un ciuffetto di finocchio selvatico
  • sale
  • peperoncino
Preparazione:
prima di tutto bisogna  lasciar spurgare le lumachine e quindi liberarle dalla  eventuale presenza di sabbia, questo è il metodo classico che viene utilizzato anche per vongole ecc ecc, mettiamo le lumachine in una ciotola con abbondante acqua salata, diciamo che su un litro d'acqua mettiamo circa 25-20 g di sale grosso, e le teniamo così in ammollo per minimo due ore.
Dopo di che le sciacquiamo bene bene sotto l'acqua corrente e le trasferiamo in una pentola con abbondante acqua salata e lasciatele cuocere per circa un'ora lentamente, questa prima cottura serve ad eliminare l'opercolo o osso ovale che chiude lo stoma, infatti poi vanno strofinate con le mani per eliminare i così detti "ossi" .
Segue poi la cottura finale.
Tagliamo a pezzetti i pomodori e facciamo un trito con gli odori: carota ,cipolla, sedano e aglio, in un tegame versiamo un po' d'olio e lasciamo soffriggere delicatamente gli odori e poi uniamo le lumachine ben scolate.
Mescolare bene e poi bagnare con il vino, alzare la fiamma in modo che evapori e poi unire i pomodori, il concentrato di pomodoro sciolto in un po' di acqua,  il finocchietto finemente tritato, salare e se vi piace aggiungere peperoncino; abbassare la fiamma e portare a cottura coprendo il tegame.
Se il sugo si  dovesse addensare troppo aggiungere un po' d'acqua, nel giro di 40 minuti le cucciolette sono pronte, lasciatele riposare un attimo prima di servirle, accompagnate da pane tostato.
Se proprio vi dovessero avanzare, ma ne dubito, potete anche utilizzarle per condire gli spaghetti.




*Finocchietto selvatico tratto dal sito http://www.saporetipico.it/

Cresce spontaneo il finocchio selvatico, pianta aromatica molto utilizzata nella tradizione culinaria  marchigiana. Vengono utilizzate le foglie ed i frutti: le prime si raccolgono in primavera e si impiegano fresche, mentre in estate e in autunno, vengono raccolti i fusti fioriferi con le ombrelle ed i loro frutti; quest'ultimi, legati in mazzetti, vengono fatti essiccare in un ambiente ventilato e caldo per poi essere conservati in barattoli di vetro o di latta al riparo dalla luce e dall'umidità.
Il finocchio selvatico è caratterizzato da un aroma dolce e piccante e viene molto usato nella cucina mediterranea. In particolare nel Montefeltro si utilizzano i rametti essiccati per insaporire la porchetta o il coniglio arrosto; le foglie verdi per le lumache.
Infine il finocchio selvatico presenta anche proprietà terapeutiche, di tipo depurativo, digestivo, antisettico e antispasmodico.
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