Tornare a sentire quel profumo, quel sapore, che ci riporta indietro nel tempo e che ci fa sentire a casa ovunque noi siamo.
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mercoledì 3 dicembre 2014

Cappellacci di nocciole con ripieno di ricotta, parmigiano e pere cotte al vino rosso

Nocciole, pere e con la frutta di stagione ci siamo; la ricotta nel mio frigo non manca mai; la farina di semola Kronos fantastica appena ricevuta...
ecco pronti i cappellacci.
L'idea di fare questa pasta  con la nocciola l'ho avuta seguendo una ricetta del ristorante Al Sorriso.






Mi piace la pasta ruvida, corposa, che oltre a soddisfare il palato riesce anche a farsi "accarezzare", perché è bellissima la sensazione che hai nel passarla fra le dita.
E devo dire che la semola Kronos del Molino Grassi che ho conosciuto grazie a Valentina Venuti  è veramente ottima, ho ottenuto un risultato eccellente, sia per capacità della pasta di farsi un tutt'uno con la salsa, sia per la tenuta in cottura.




Ingredienti per 4 persone

Per la pasta
  • 150 g di farina di semola di grano duro Kronos
  • 75 g di farina 00
  • 25 g di pasta di nocciole non zuccherata
  • 2 uova intere
  • 1 tuorlo
  • sale 
Per il ripieno
  • 2 pere
  • 1/2 litro di vino rosso
  • 200 g di ricotta vaccina
  • 2 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • sale e pepe
Per la fonduta al parmigiano ricetta di L. Montersino


Alcune nocciole tostate per decorare il piatto.



Preparazione

Per la pasta
uniamo alla semola la pasta di nocciole, le uova e un pizzico di sale, lavoriamo sino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo, coprire con pellicola e lasciamo riposare in frigo per  almeno 30 minuti.

Per il ripieno
togliere la buccia alle pere e cuocerle, intere,nel vino rosso sino a che non diventano morbide e lasciarle raffreddare; conservate il liquido di cottura che andremo poi a ridurre e ci servirà per la decorazione del piatto.
Setacciare la ricotta, unire le pere tagliate a cubetti, (lasciarne da parte alcuni per la decorazione) il parmigiano e aggiustare di sale e pepe.

Ora non ci resta che fare i cappellacci,
stendiamo la sfoglia ad uno spessore non sottilissimo, ma poi comunque dipende dai gusti, io ho steso con la sfogliatrice sino alla penultima tacca, con un coppa pasta del diametro di 8 cm ho ritagliato dei cerchi e su ognuno distribuito un cucchiaino di ripieno, inumidire con poca acqua i bordi del cerchio e chiudere bene i cappellacci in modo da far uscire  l'aria.
Io per comodità li ho surgelati e poi al momento di usarli li ho gettati direttamente in acqua bollente salata.

Per la salsa, da fare all'ultimo minuto,
riscaldare la panna con il parmigiano quando è arrivato a bollore tolgo dal fuoco e unisco il tuorlo mescolando bene.

Cottura dei cappellacci
in acqua bollente salata per 5-6 minuti

Prepariamo il piatto
sul fondo mettiamo la fonduta al parmigiano, vi adagiamo sopra i cappellacci ben scolati, un filo di liquido di cottura ridotto delle pere, nocciole tritate grossolanamente e qualche cubetto di pera.





Con questa ricetta partecipo al contest Blogger Love Qb  del Molino Grassi







lunedì 27 ottobre 2014

Asparagi selvatici in agretto per i #imagnifici6

In effetti non siamo proprio nella stagione degli asparagi selvatici, ma siamo  nel momento giusto per assaporarli.
Gli asparagi selvatici in agretto è una conserva che a casa mia si fa da sempre.
 Il modo migliore per apprezzarli, su una fetta di pane tostato.

Asparagi selvatici conserva-ingrediente perduto

Questo post  era pronto già da tempo ma il barattolino va consumato a distanza di almeno 5 mesi e così ho deciso di proporre la ricetta  ora e partecipare al contest

"I MAGNIFICI 6" ideato dall' Associazione nazionale Città dell'Olio in collaborazione con l'AIFB


L'asparago selvatico è uno dei primi frutti che la natura ci regala, testimone del suo risveglio primaverile.

Il suo nome ha origini controverse...
per alcuni deriverebbe da asper : ruvido , aspro;
per altri da spargao: turgido riferito ai suoi getti commestibili;
per altri ancora il termine viene da non spargo: cioè non semino per il fatto che questa pianta non si semina ma si moltiplica per via vegetativa.

Noto sin dall'antichità come pianta officinale dal grande potere diuretico, da sempre considerato un prodotto per palati fini.
Per preservare le sue qualità è necessaria una breve cottura, una buona norma già nota ai tempi dell'imperatore Augusto, il quale, quando desiderava che un suo ordine fosse eseguito in breve tempo recitava il proverbio "celerius quam asparagi cocuntur" ossia "più rapido della cottura degli asparagi".

Ingredienti:

  • 1 mazzo di asparagi selvatici ( volendo si possono usare anche quelli coltivati ma il risultato non sarà lo stesso.
  • preparare una soluzione costituita da:
  • 1 bicchiere olio extra vergine d'oliva ( per me un monovarietale Mignola)
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • 1/2 bicchiere di aceto bianco
  • 1 cucchiaio raso di sale fino
  • alcuni grani di pepe nero
Portare ad ebollizione la miscela e tuffarvi le punte di asparagio, lasciare cuocere per alcuni minuti, gli asparagi dovranno rimanere al dente; poi scolarli.
Disporre le punte nei vasetti  e poi coprire con il liquido bollente, chiudere i vasetti e mettere sottosopra per  creare il sottovuoto.


giovedì 30 maggio 2013

Biscotti zuccherini all'olio di oliva e vino


biscotti all'olio di oliva, senza uova-ingrediente perduto



Pochi ingredienti per realizzare dei biscottini che sono tipici della cucina  delle nonne, sempre  attente all'economia domestica e con solo farina, vino e olio riuscivano a fare cose spettacolari.

Per l'occasione io ho usato dei prodotti locali eccezionali :
  •  il Verdicchio di Matelica,
  •   l'olio monovarietale  ottenuto dalle olive della varietà "Mignola", 
  • senza dimenticare i semi di anice che sono alla base di un distillato marchigiano conosciuto in tutto il mondo : il  mistrà Varnelli.
Gurdate in questa ricetta ci sono tre eccellenze della regione Marche che meritano veramente tanto, sia i prodotti che i loro produttori.

Biscottini zuccherini all'olio di oliva e vino

Ingredienti:
  • 250 gr. di olio extravergine di oliva
  • 250 gr di vino bianco secco
  • 700 gr. di farina 00
  • 250 gr. di zucchero semolato
  • 1/2 bustina di lievito chimico
  •  semi di anice a piacere
  • zucchero di canna  per spolverare
Procedimento:

Prima di tutto vi devo dire che io amo molto il sapore dell'anice ma i miei bimbi non sopportano i semini in bocca, quindi per ovviare a ciò metto in infusione l'anice nel vino per circa 12 ore, e poi se necessario, a malincuore, li elimino.
In una ciotola versiamo l'olio, il vino in cui avrete messo a bagno l'anice, e lo zucchero, mescoliamo un pò e poi aggiungiamo la farina, poca per volta, in modo da non creare grumi.
In breve tempo si formerà l'impasto, copritelo con pellicola e lasciatelo riposare per 30 min.

Trascorso il tempo di riposo, su una spianatoia iniziamo a fare delle palline del peso di circa 20 gr. con l'indice facciamo un foro nel centro che allargheremo facendo delle ciambelline.
Passatele nello zucchero di canna e  sistematele su una teglia con carta da forno, cuocere in forno preriscaldato a 170° per 25-30 min. circa.
A parte il profumo che vi sorprenderà, questi biscottini sono molto friabili, si conservano a lungo se tenuti in un barattolo o scatola di latta a chiusura ermetica....
Ogni volta che li faccio mi viene in mente  il mio nonno paterno che si chiamava Donato, ecco perché io mi chiamo Donatella, era solito tenerli in tasca  avvolti in un tovagliolino di carta, come fossero un tesoro.

A volte basta veramente poco: semplici ingredienti che troviamo sempre nella nostra cucina, chi di voi noi non  ha farina, olio , vino e zucchero?




Con questa ricetta partecipo alla " Raccolta di dolci all'olio di oliva " ideata da Sandra e Anna
.
ho visto che ci sono un sacco di belle ricette e vi consiglio di andare a vedere e di corsa pure.

biscotti all'olio di oliva, senza uova-ingrediente perduto
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