Tornare a sentire quel profumo, quel sapore, che ci riporta indietro nel tempo e che ci fa sentire a casa ovunque noi siamo.

martedì 6 giugno 2023

G di Gallina per i Griù o Ravioli "incaciati" o " Pappù de li signori" o "Creste di gallo"

Questi particolari ravioli  dell' ascolano li ho scoperti grazie a Graziano Celani, sono tipici del periodo di carnevale, come ogni ricetta tradizionale si tramanda di famiglia in famiglia ed ognuna ha una sua peculiarità.



Sono conosciuti per lo più come "ravioli incaciati" ma anche detti  "creste di gallo" per il loro particolare aspetto; in altre zone sono i "griù" o "allegroni".

E cambiano nome  anche in base  al ripieno e quindi a seconda delle disponibilità delle famiglie si facevano ad esempio i "pappù" dei poveri fatti con la testa del maiale, quindi utilizzando gli scarti praticamente un ripieno di coppa, o addirittura i ravioli di pane se la carne scarseggiava e così il pane  nel ripieno aumentava per realizzare comunque un piatto sostanzioso,  e per chi se lo poteva permettere con  un ripieno con gallina, carne di maiale e poco pane per avere  i "pappù de li signori".

 Anche il condimento variava da zona a zona da famiglia a famiglia, chi preferiva il classico cannella e pecorino gustando così i "ravioli incaciati" e chi li condiva con la sapa, o addirittura in alcuni casi venivano anche fritti e serviti con una spolverata di zucchero, invece che bolliti, consumati magari per merenda.

Insomma questo è proprio un classico esempio di come ingredienti umili possono trasformarsi grazie a  mani sapienti  in un piatto ricco gustoso e fantasioso.

In questo caso ho deciso di seguire il disciplinare di produzione  della De.Co di Ascoli Piceno; la Denominazione Comunale è un importante riconoscimento che i comuni attribuiscono ad alcune preparazioni alimentari con particolare importanza per la valorizzazione del proprio territorio.

La Gallina in questo caso è l'ingrediente principe/ssa; il periodo invernale per le galline coincide con il rallentamento della ovo deposizione e se poi sono anche un po' vecchiotte il detto recita "gallina vecchia fa buon brodo" ma se il brodo in effetti è molto gustoso, la carne bollita perde molto in sapidità, ed ecco la soluzione: la si usa per il ripieno dei ravioli incaciati.

Ricetta tratta dal disciplinare

Ingredienti per la pasta all'uovo

400 g di farina

4 uova

Ingredienti per il ripieno

1,5 kg di  gallina 

250 g carne di manzo

250 g carne di maiale

250 g pane secco

50 g pecorino grattugiato

50 g di parmigiano

2 uova

1 mestolo brodo

sedano carota cipolla e stecca di cannella

noce moscata

sale e pepe

Ingredienti per il condimento

cannella in polvere

pecorino grattugiato


Preparazione del ripieno anche il giorno prima.

Realizzare un brodo con sedano, carota, cipolla e una stecca di cannella, sale e pepe e la carne : gallina, manzo e maiale.

Una volta che il brodo è pronto e la carne cotta lasciar raffreddare.

Bagnare con qualche mestolo di brodofiltrato il pane privato della crosta e lasciarlo ammorbidire. 

Eliminare ossa e pelle dal bollito e  passare il tutto al tritacarne  unendo anche il pane ammollato nel brodo.

Al composto macinato unire le uova, i formaggi pecorino e parmigiano e pizzico di cannella e noce moscata, dobbiamo ottenere un impasto omogeneo e ben amalgamato, se troppo asciutto possiamo aggiustare con il  brodo.

Preparazione della sfoglia

Sulla tavola creare una fontana con la farina e al centro rompere le uova, sbatterle con l'aiuto di una forchetta e d amalgamare con la farina.

Lavorare sino ad ottenere un impasto liscio , coprire e lasciar riposare per almeno 30 min.

Trascorso il tempo di riposo, stendere la sfoglia ad uno spessore medio, non troppo sottile, ci deve essere il giusto rapporto tra farcia e involucro.

Le dimensioni dei "ravioli" sono belle grandi, posizionare sulle pasta tagliata a strisce circa 1/2 cucchiaio di ripieno, ripiegare a metà la pasta e con l'aiuto di una rotella tagliapasta dentellata formare una mezzaluna.

Hanno un particolare aspetto a "cresta di gallo" per richiamare la natura del ripieno di gallina infatti 

una volta chiusi i ravioli, pizzicare arricciando bene il bordo creando una sorta di "cresta" e appoggiarli creando una base con la parte inferiore in modo che rimangano in piedi.



Condimento

Il disciplinare prevede un condimento a base di pecorino e cannella mescolate in pari quantità.

Io ho aggiunto anche un poco di sapa che adoro e mi piace molto il contrasto che crea al palato.

Cottura

Cuocere i ravioli in abbondante acqua salata per circa 5/7 min, scolare bene versare nel piatto di portata dove abbiamo già messo il mix  di cannella e pecorino, mescolare devono essere ben conditi da qui il nome "incaciati".

Questa ricetta è per l'iniziativa  ABC un mondo di ingredienti è la volta della lettera G ed ho scelto la  Gallina






venerdì 19 maggio 2023

F come Farina di fave Tacconi e Cencioni pasta fresca ricetta marchigiana

 F come fave

Siamo nel periodo delle fave.

Nelle Marche questo ingrediente lo ritroviamo in numerose ricette oltre alla classica merenda Fave e pecorino, le fave in porchetta, fave n'greccia solo per citarne alcune.



Ma non le usiamo solo fresche, un tempo la farina di fave faceva parte di quella piccola percentuale di farine, che in periodi di carestia servivano a tagliare la preziosa farina di frumento.

La farina utilizzata in questa ricetta viene prodotta con il presidio slow food "Fava di Fratte Rosa"; questa tipologia di fava viene coltivata in una zona tra le valli del Metauro e del Cesano su dei terreni fortemente argillosi denominati "Lubachi".

I terreni conferiscono dolcezza e tenerezza  a questa varietà di fava di piccole dimensioni, infatti il baccello contiene dai 3 ai 4 semi di media.

Di necessità virtù; nascono così diversi tipi di pasta fresca ormai relegati alla memoria che stanno tornando fortunatamente alla ribalta: famosi i Tacconi di fave o  Taccù all'antica, la sfoglia viene tagliata come una spessa e tozza tagliatella e condita con sugo di pomodoro o in bianco.

E ancora i cencioni di fave "probabilmente, anche se l'etimo è incerto il nome potrebbe derivare da "cencio" straccio, fra i termini gastronomici è frequente l'uso di termini che si ispirano alle cose umili di tutti giorni".

Forse una vergara mentre preparava la pasta ha notato una certa somiglianza con il cencio e da lì ecco i  cencioni.

 Fonte "Atlante dei prodotti tipici La pasta" O. Zannini De Vita

Io ho scelto di fare i cencioni,  anche se, da alcune ricerche fatte è emerso  che questa sorte di "maltagliati" venivano utilizzati  per fare una minestra con i fagioli, tipica della zona di Pergola in provincia di Pesaro Urbino,  io ho scelto di farne un primo piatto di pasta asciutta.

La mia versione dei Cencioni

Dosi per 4 persone

per la pasta fresca

  • 150 g di farina di fave azienda agricola "I lubachi"
  • 150 g di farina di frumento
  • 3 uova medie
  • olio extra vergine di oliva

Condimento

  • 100 g di guanciale
  •  200 g fave fresche tenere
  • finocchietto selvatico fresco oppure fiori essiccati
  • olio extravergine di oliva
  • sale e pepe
  • parmigiano o pecorino secondo i gusti
  • sale, pepe

Preparazione

Sulla tavola versiamo le due farine, ben miscelate fra loro, formando una fontana, aggiungere le uova e impastare sino a formare un panetto, ungere leggermente la superficie, coprire con pellicola e lasciar riposare per almeno 30 min.

Trascorso il tempo necessario stendere la pasta sulla tavola leggermente infarinata, non eccessivamente sottili, anzi questa pasta deve avere un aspetto rustico dato dalla farina di fave che essendo priva di glutine non permetterà di ottenere una pasta sottile ma piuttosto grossolana.

Ora se volete fare i Tacconi tagliate delle tozze tagliatelle, mentre per i cencioni sbizzarritevi.


Infarinate leggermente e lasciate asciugare un pochino.

Cuocere in acqua bollente salata, per i tempi dipende dallo spessore e dal formato scelto, quindi vale la prova assaggio.

Mentre la pasta cuoce pensiamo al  condimento

In una padella con filo d'olio facciamo rosolare leggermente il guanciale tagliato a listarelle, quando ha preso un bel colore traslucido togliamo il guanciale e teniamo da parte.

Nella stessa padella lasciamo insaporire le fave fresche  nel grasso residuo con qualche barba di finocchietto senza esagerare, aggiungere qualche cucchiaio di acqua calda di cottura della pasta , affinché le fave diventino tenere,  aggiustare di sale;  poco prima di scolare la pasta reintrodurre il guanciale.

Scolare la pasta leggermente al dente, versarla nella padella con il condimento , amalgamare il tutto su fuoco vivace.

Prima di servire aggiungere il formaggio, pepe macinato al momento e se li avete qualche fiore di finocchietto selvatico. 

 Anche questo mese partecipo a questa bella iniziativa  e questa è la mia F di fave 

 ABC un mondo di ingredienti 

capitanato da Eloisa di Trattoria Muvara







mercoledì 26 aprile 2023

Zuppa ceci all'elicriso per Abc un mondo di ingredienti lettera E


Lettera E di Elicriso con la zuppa di ceci all'Elicriso tipica della regione della  Romangia  nella Sardegna nordoccidentale.




Etimologia dal greco hélios = sole e chrysòs =oro con riferimento al colore dei fiori.




Sono una raccoglitrice di erbe, adoro la fitoalimurgia, mi fa sentire ancorata ai miei ricordi, alle persone che purtroppo non ci sono più ma  in un attimo un profumo, un sapore li riportano al presente e perchè no anche al futuro spero.

L'elicriso è una pianta che adoro, il suo colore, il suo sentore fresco e caldo al tempo stesso, il profumo inebriante quando ai bordi di sentieri rocciosi viene agitato dal vento.

Per lo più lo utilizzo per uso esterno, ad esempio  ne ho fatto oleolito, inoltre  è un "ingrediente" fondamentale per "l'acqua di san Giovanni", o semplicemente  riunito in mazzetti  per profumare ambienti come pot-pourri per il suo inebriante profumo che da serenità.

Gli ingredienti con la lettera E non sono molti e poi scatta quella voglia di cercare, scovare ingredienti ai quali mai avresti pensato.

Facendo qualche ricerca su ambienti in cui è possibile trovarlo allo stato spontaneo viene fuori che è abbastanza ubiquitario ma che solo in alcune regioni viene valorizzato come merita anche in cucina.

Sia all'estero che in Italia. 

Si narra che la nave di Napoleone  fosse "guidata" dal profumo e forza dell'immortelle così viene chiamato l'elicriso in Francia, che proveniva dalle coste della Corsica.

Viene anche definito la "pianta del curry" perchè l'aroma che conferisce ai piatti è molto simile al curry.

Lo si ritrova in Sicilia ai piedi dell'Etna, dove insaporisce carni, soprattutto bianche e zuppe di legumi o fresche insalate con fave e menta, ma anche in Sardegna dove ho scovato la ricetta che propongo per l'appuntamento mensile.

Quindi con la E resto in Italia


Con questa ricetta partecipo alla spettacolare raccolta 

 ABC un mondo di ingredienti 

capitanato da Eloisa di Trattoria Muvara




Ingredienti per 4 persone

  • 250 g di ceci secchi oppure 400 g già cotti
  • scorza di limone biologico
  • sedano carota e cipolla
  • olio extravergine di oliva
  • elicriso
Preparazione

Lasciare in ammollo i ceci per tutta la notte.

La mattina seguente metterli in una pentola con abbondante acqua e una scorzetta di limone e lasciar cuocere; se usate la pentola a pressione tutto sarà più veloce ed ancor di più se li prendete già cotti, ma non è la stessa cosa.

Preparare un soffritto con cipolla , sedano e carota, quando il tutto si è "caramellato" unire i ceci con un po' della loro acqua di cottura, e far insaporire unendo un rametto di elicriso.

Una semplice zuppa che avrà un sentore di curry molto piacevole, se amate la nota amarognola lasciate l'elicriso sino alla fine, oppure eliminatelo una volta terminata la cottura prima di servire la zuppa fumante con un filo d'olio e una grattata di pepe.

lunedì 3 aprile 2023

Ditali con i "mazzareddi" ricetta siciliana con erbe spontanee

I Ditali con fave e "mazzareddi" è una ricetta nissena tipica del periodo pasquale, associa la dolcezza delle prime fave all'amarognolo dei mazzareddi; verdure spontanee primaverili della famiglia delle brassicacee (b. nigra, b. fruticulosa) definite popolarmente senapi selvatiche. Le loro cime sono molto usate in questa zona della Sicilia, sia ripassate in padella che nelle frittate.




Ingredienti per 4 persone

  • 400 g di ditali rigati
  • 200 g di fave private della pellicina esterna
  • 4 mazzetti di mazzareddi
  • finocchio selvatico
  • aglio
  • olio extra vergine di oliva
  • sale
  • pepe o peperoncino
  • ricotta salata

Preparazione

Pulire le erbe senza eliminare i capolini delle infiorescenze ancora non aperte e lessateli in acqua bollente.

Scolateli e conservate un po' di acqua di cottura.

Mentre la pasta cuoce in una padella riscaldare l'olio con l'aglio ed il peperoncino se vi piace, aggiungere le fave, sale e se necessario  un po' di acqua di cottura delle erbe e infine unite i mazzareddi e fate insaporire il tutto.

Scolate la pasta al dente unitela al condimento in padella amalgamare il tutto, condire con ricotta salata e impiattare.

Fonte https://www.actaplantarum.org/



Continua la nostra ricerca alfabetica degli ingredienti...e credetemi più si va avanti e più diventa difficile.

Devo essere sincera la D mi ha dato filo da torcere, stavo per gettare la spugna.

Ma  poi... complice un fine settimana nella magnifica Sicilia, e la mia curiosità morbosa sulle erbe spontanee e i loro usi nella cucina, ed ecco che mi sono imbattuta nei "mazzareddi" e guarda caso vengono cucinati per lo più con un tipo di formato di pasta che inizia con la D i Ditali.

I Ditali devono il loro nome al ditale l'oggetto usato dalle sarte, questo formato assume diverse dimensioni sono diffusi in tutto il territorio ma in particolare li ritroviamo in Sicilia e Campania

Ed anche questa volta è fatta!!! 


Con questa ricetta partecipo alla spettacolare raccolta 

 ABC un mondo di ingredienti 

capitanato da Eloisa di Trattoria Muvara







mercoledì 8 marzo 2023

La C di Chayotes rellenos de Jamòn y queso, ricetta Messico





Chayotes rellenos





Continua l'avventura alla ricerca degli ingredienti

 ABC un mondo di ingredienti 

capitanato da Eloisa di Trattoria Muvara



Siamo arrivati alla C e si vola in Messico con 
Chayotes rellenos









Questa piccola zucca, ormai  fa parte da anni della mia piccola ossessione per la coltivazione delle cucurbitaceae .
La sua zona di origine è il Sudamerica, dove è conosciuta con il nome di chayote che deriva dall'azteco "chayotl" che significa "spinosa".
Anche se attualmente non è semplice reperirla sul mercato, per lo più in qualche mercatino locale semmai,  da alcune ricerche ho scoperto che nelle Marche  è presente da più di 50 anni, anche se le sue spine non hanno contribuito molto alla sua diffusione. Infatti la ritroviamo tra le specie  della sezione vegetale elencate dall'Assam , questo ente pone ha una particolare attenzione alla biodiversità agraria delle Marche con i suoi agricoltori custodi.
Fortuanatamente la zucca spinosa  sta vivendo una nuova popolarità, grazie alle sue caratteristiche di sapidità, contiene molta acqua e poche calorie e  i mille impieghi in cucina.
Non solo il frutto è commestibile, ma anche le sue foglie e addirittura le sue radici che alla fine della primavera possono essere gustate come i più famosi  asparagi.


Bollite, fritte a volte anche candite, hanno la versatilità delle cucurbitaceae ma in questo caso ho preferito andare nel loro paese di origine e scoprire come viene cucinata in Messico.

Chayotes rellenos 


Ingredienti per 4 persone

  • 4 chayote
  • 200 g di mozzarella o altro formaggio filante a piacere
  • 150 g di prosciutto cotto
  • 50 g di burro
  • qualche cucchiaio di parmigiano
  • 1 cipolla media
  • sale e pepe
Preparazione
Nel caso troviate le zucche prive di spine basta lavarle bene ed asciugarle prima di tagliarle a metà, mentre, se come nel mio caso avete a disposizione la variante spinosa, munitevi di guanti e con un coltello o pelapatate eliminate la parte esterna della zucca, tagliatele a metà e sciacquatele bene in acqua e  asciugate.
In una pentola capiente portate a bollore l'acqua leggermente salata e immergete le zucche, lasciatele cuocere sino a quando la loro polpa cederà infilzandola con la punta di un coltello. 
Scolare bene e lasciar raffreddare, una volta tiepide con l'aiuto di un cucchiaio eliminiamo il seme interno e poi scaviamo in modo da creare lo spazio per il ripieno, tenendo da parte la polpa.

In una padella  sciogliere il burro, uniamo la cipolla finemente tritata, quando si è leggermente dorata aggiungere la polpa della zucca tritata, il prosciutto ridotto a cubetti e facciamo insaporire, aggiustare di sale e pepe.

Farcire con il composto ogni "barchetta" zucca preparata, terminare con la mozzarella ridotta a dadini o grattugiata grossolanamente, una spolverata di parmigiano e inforniamo a 180° modalità ventilata per circa 30/35 min.


 

lunedì 20 febbraio 2023

B di bietola per la torta dolce di verdure co' i becchi


    Si procede con l'alfabeto degli ingredienti.


Questa volta si gioca con la lettera B ed ho scelto la bietola.





La bietola è un ortaggio presente sulle nostre tavole per lo più come contorno o in un  mix di verdure per ripieni golosi.

Nella tradizione marchigiana c'è una ricetta particolare "I furbi co' l'abbiti", si tratta di un  piatto veramente molto semplice che ancora una volta stupisce per la sua bontà e versatilità; nasce dal baratto tra i contadini e pescatori, i primi provenienti dalle campagne dell'entroterra portavano a vendere il loro raccolto e i pescatori  volentieri cedevano i furbi in cambio di verdure fresche, gli abbiti .  I polpi cuociono a lungo nel sughetto di pomodoro si sposano con la bietola per andar poi a guarnire, nella bella stagione un crostone di pane e durante l'inverno ad insaporire una fumante polenta.

Però questa volta volevo provare qualcosa di diverso, contrariamente al solito, non è stato necessario navigare per il mondo per cercare utilizzi inconsueti per l'ingrediente scelto.

E' bastato fare un giro in Toscana, per la precisione nella zona del lucchese per scoprire questa Torta di verdure dolce co' i becchi.

Come tante altre ricette della tradizione, anche questa nasce nello spirito del riciclo, del non si butta nulla, così le bietole vengono mescolate con del pane raffermo ammorbidito nel latte, ci sono poi lo zucchero, i canditi, l'uvetta  i pinoli e le spezie;  profumi tipicamente del periodo pasquale della tradizione gastronomica italiana,  in questo caso lucchese.

E poi, sempre in spirito "toscano" questa particolare decorazione fatta con i bordi della pasta frolla, "i becchi"  in altre zone detti anche "bischeri".


Quindi ecco la mia partecipazione all'iniziativa 


 ABC un mondo di ingredienti 

capitanato da Eloisa di Trattoria Muvara



 Ingredienti per la frolla per tortiera del dimetro di circa 24 cm

  • 250 g di farina debole per dolci
  • 125 g di burro
  • 125 g di zucchero
  • 50 g di uova intere ( 1 uovo)
  • scorza di limone
  • vaniglia
  • sale
Realizzare la frolla in anticipo in modo da farla riposare al fresco.
In una ciotola unire il burro morbido con lo zucchero, la scorza del limone, pizzico di sale, lavorare e una volta amalgamato il tutto aggiungere l'uovo e poi la farina setacciata. Mescolare sino al formarsi di briciole d'impasto, compattare e trasferire in frigo per almeno 30 min.

Ingredienti per il ripieno

  • 200 g di bietola lessata e ben strizzata
  • 150 zucchero
  • 100 g di pane raffermo
  • 300 ml di latte intero
  • 100 g di uvetta sultanina
  • 70 g di canditi
  • 40 g di pinoli ( io ho scelto le noci)
  • 40 g di burro
  • 1 tuorlo
  • sale
  •  5 g di spezie miste:  cannella, coriandolo, noce moscata, chiodi di garofano, zenzero
  • rhum
Mettere l'uvetta in ammollo in un poco di rhum.

In una ciotola versare il latte ed aggiungere la mollica di pane raffermo e lasciare assorbire per circa 30 min.

Nel frattempo in una padella fondere il burro e saltare la bietola e tenere da parte.

Aggiungere al latte e pane il resto degli ingredienti: uvetta ben strizzata, lo zucchero, i canditi, i pinoli, le spezie , un pizzico di sale e il tuorlo; mescolare bene il tutto e infine aggiungere la bietola ormai fredda.

Stendere la frolla ad uno spessore di circa 3 mm, ritagliare la pasta considerando che l'impasto dovrà rivestire abbondantemente i bordi della tortiera.

Riempire la tortiera con la farcia preparata  arrivando a circa la metà dello stampo e poi con la parte eccedente preparare i "becchi": si fanno dei piccoli tagli trasversali e si ripiega la pasta su se stessa formando i becchi.

Cottura

180° in forno ventilato per circa 40 min.





sabato 4 febbraio 2023

A come Anice ricetta delle Cialde quaresimali di magro

 

Ancora A come Anice verde ma questa volta si gioca in casa.

L'anice anche in questo caso caratterizza la ricetta.


Le cialde quaresimali marchigiane











Intanto andate a vedere questa iniziativa

un nuovo gioco  ABC un mondo di ingredienti 

capitanato da Eloisa di Trattoria Muvara


Continua la passione per l'Anice,  detto anche Anice verde (Pimpinella anisum) è una spezia molto presente nella cucina marchigiana e non solo.

Nelle Marche è un  ingrediente cardine a partire dal conosciutissimo Mistrà, insomma o il liquore o i semi, che poi non sono semi ma frutti, sono presenti in una moltitudine di preparazioni: solo per citarne alcune I biscotti di vino e olio, i maritozzi di mosto 


Se mi chiedessero quale è  il profumo, il sentore che ti fa pensare a casa, che ti fa ricordare un momento, una festa, sicuramente è lui, l'anice è in grado di risvegliare qualsiasi ricordo della mia memoria olfattiva.

Ho deciso di rispolverare una ricetta un pochino desueta,  ma che ha una storia decisa e importante.

Stiamo parlando delle cialde di magro, qui gli ingredienti sono semplici ma l'attrezzo è fondamentale.

Queste sfoglie sottili e croccanti si preparavano in un periodo di così detta Mezza Quaresima,  per lo più si tratta di un festeggiamento popolare, uno strappo alle regole tollerato nei confronti  dei bambini.

Mezza Quaresima, quindi a metà esatta dei quaranta giorni di astinenza, di giovedì, si raffigurava la quaresima con la figura della Vecchia rappresentata con un pupazzo adornato con dolci e leccornie, che ogni giorno veniva tagliata "segata" per una dolce merenda, in alcune zone si preparano tuttora dei biscotti decorati : la Vecchia, la sega e una scaletta.

Nel XIX secolo le clarisse del monastero di Santa Maria Maddalena di Serra de' Conti,  partecipavano a questa usanza collettiva della Mezza Quaresima con la realizzazione delle cialde nell'apposita pigna, una piccola concessione   alle educande e ai giovani frati.

Ritroviamo la ricetta  dei cialdoni di magro anche nel ricettario, "Il cuoco maceratese" di Antonio Nebbia,  cotti nei ferri strumenti sempre presenti tra gli arnesi di cucina.

M.Carafoli nelle sue ricerche sull'alimentazione delle famiglie abbienti marchigiane così descrive: 

" le cialde un impasto liquido di latte, farina e uova, zucchero burro e anici, che a una cucchiaiata per volta si metteva  a cuocere tra le due valve piatte di un apposito ferro quasi rovente , simile ad una grossa tenaglia.  Sulle due branche erano incisi disegni vari."

Questi ferri o "pigne" li ritroviamo nei corredi di famiglie agiate spesso realizzati con decori come stemmi o emblemi araldici, e nei monasteri dove venivano usate anche per la preparazione delle ostie.

Ci sono i cialdoni fatti con il latte, le uova ; ma nel periodo di astinenza i cialdoni sono quelli  quaresimali profumati di anice senza latte e uova.




Ingredienti per circa 10 cialde

  • 100 gr. di farina “00”,
  • 50 gr. di zucchero,
  • 50 ml. di olio di semi,
  • 50 ml di liquore a scelta 
  • 50 ml  di acqua 
  • 1 cucchiaio colmo di semi di anice verde di Castignano presidio slow food

Procedimento:

In una ciotola versate l’olio, lo zucchero, il liquore, l’acqua, e i semi, mescolare bene sino a sciogliere tutto lo zucchero, unire poi la farina a cucchiaiate e con una frusta mescolare facendo attenzione ad eliminare eventuali grumi. Si otterrà una pastella liscia e fluida da dosare con il cucchiaio.

Nota 

Per il liquore si può optare per un mistrà ad esempio rafforzando l'anice oppure consiglio un liquore a base di agrumi che esaltano l'aroma di anice.

Cottura

Ungete, con olio o poco burro, l’interno del ferro da cialda e fatelo scaldare sulla fiamma vivace.

Quando il ferro sarà ben caldo porre un cucchiaio colmo di pastella e delicatamente premete sino a sovrapporre  le due parti. Per la cottura bisogna fare qualche prova, dipende dal ferro, dalla sua grandezza, il mio attrezzo ha una diametro di circa 12 cm e mi occorrono circa 1 min per lato di cottura.

Una volta pronte vanno delicatamente estratte, volendo si possono modellare a cono ma bisogna farlo immediatamente quando ancora sono calde e morbide perché poi, freddandosi, diventeranno croccanti e delicate.

Per la tradizione andrebbero gustate così, ma nulla vi vieta di farcirle come meglio credete, garantisco che con un ripieno di crema pasticcera e qualche amarena sciroppate sono da urlo.



Fonti

"Le feste dello spirito" T. Luccheti

"Saggio sul Marcoaldi" G. Castagnari

Fabriano Storica

"Antologia della cucina popolare " Comunità Montana Alta Valle dell'Esino


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