Tornare a sentire quel profumo, quel sapore, che ci riporta indietro nel tempo e che ci fa sentire a casa ovunque noi siamo.
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mercoledì 19 maggio 2021

Linguine al pesto di rucola e mandorle tostate


Per il  mese dedicato ai semi oleosi della Fattoria consapevole e solidale


una ricetta sfiziosa, veloce e indolore, un bel fresco pesto di rucola e mandorle tostate.






Ingredienti per 4 persone:

  • 400 g di linguine o trenette
  • 100 g di rucola pulita e lavata ( è possibile farla anche con la rucoletta selvatica dal sapore più pungente)
  • 40 g di mandorle a lamelle tostate
  • 2 cucchiai di parmigiano grattugiato
  • 50 g di primosale (  in mancanza  va bene una caciotta fresca)
  • olio extra vergine
  • sale
Portare a bollore in una pentola un po' l’acqua, tuffarvi la rucola ed abbassare la fiamma, appena torna a bollire spegnere e scolare la rucola passandola in acqua fredda.
Nel bicchiere del frullatore mettiamo la rucola strizzata, poi metà delle mandorle, olio, parmigiano e il formaggio a dadini.
Frullate il tutto e aggiustate di sale.
Praticamente fatto, non vi resta che cuocere la pasta.

martedì 2 marzo 2021

La roveja presidio slow food ricetta

 


La primavera è alle porte, si inizia a progettare l'orto e nel mio c'è sempre uno spazio per i semi dimenticati.

La roveja, piccola e rugosa, dai mille colori, un 





Fa parte dei cosi detti legumi minori, un tempo ampiamente coltivati ora quasi totalmente scomparsi, un po' per le abitudini alimentari cambiate, per la mancanza di notizie sulla loro coltivazione e in generale per l'effetto della globalizzazione, ma proprio da loro parte l'evoluzione dell'agricoltura e quindi la nostra sopravvivenza.

Se scompare un prodotto  con esso scompare anche la tradizione legata ad esso, scompare una cucina povera ma salutare, se ne va un pezzo di noi.

Mi sento fortunata, sono nata sui Sibillini e fino a qualche decennio fa, questo legume si seminava in primavera, si sfalciava a fine estate e, dopo qualche giorno di essiccazione, si trebbiava , come per la lenticchia; mia nonna la coltivava, serviva  per il bestiame ma anche per cucinare;  fresca  con la pasta e una volta  secca, durante l'inverno veniva trasformata in farina per preparare la farrecchiata o pesata, un tipico piatto umbro, si tratta di una polenta dal gusto leggermente amarognolo condita con un battuto di alici ,aglio e prezzemolo.
  • In italiano: roveja, roveglia, rubiglio, pisello dei campi, pisello selvatico,
          ruglio, pisellina, corbello, grovigliolo, pisello grigio, pisello selvatico o roviotto.
  • in inglese: field pea
  • in francese: pois gris, bisaille
  • in tedesco: klee erbsen
  • in spagnolo: arveja seca, arveja forrajera
  • Specie ipotizzate: Pisum arvense L., Pisum sativum
  • ssp. Arvense o Pisum sativum ssp. sativum
  • var. arvense.



Dopo averne utilizzata un po' ho lasciato da parte alcuni  preziosi semi e  a primavera ho iniziato la mia coltura.




Non ha particolari esigenze, è una pianta rustica che necessita di un sostegno altrimenti tende a piegarsi sul terreno con il rischio di ammuffimento e difficoltà nella raccolta, dimenticate i grossi baccelli pieni di piselli, ma tante piccole teghe con minuscoli semini, verdi come piselli appena raccolti;


ma che seccando assumono dei colori meravigliosi tutti diversi, assolutamente no standard.


















                            

Ho deciso di utilizzarla fresca e questa è la ricetta 



Ingredienti per 4 persone

  • 1 kg di roveja fresca già sgranata (sostituibile con piselli freschi)
  • 200 g di parmigiano reggiano 
  • 150 g di latte fresco intero
  • 50 g di burro
  • qb di olio extra vergine, sale e pepe.


Preparazione
in un tegame largo e basso sciogliete il burro e versate i piselli, lasciate insaporire il tutto e poi aggiungete acqua quanto basta a coprire le verdure, lasciate cuocere sino a quando la roveja è cotta e aggiustate di sale.
Con un mixer frullate il tutto aggiungendo un po' di olio e trasferite la crema su di una ciotola contenete acqua e ghiaccio in modo da fermare la cottura e mantenere vivo il colore delle verdure.
In un pentolino a parte riscaldiamo il latte e quando ha raggiunto il bollore aggiungiamo il parmigiano grattugiato, e frulliamo, dovremo ottenere una crema densa e vellutata.
Unire i due composti.
Si può servire tiepida ma anche fredda. per poterla gustare nelle giornate calde.

Ripropongo una ricetta già pubblicata per la tavola della Fattoria Consapevole e Solidale dedicata ai Legumi, ho scelto la Roveja.






martedì 16 maggio 2017

Crema fredda di roveja (piselli) e la tappa Foligno -Montefalco del Giro d'Italia (Aifb)

In occasione del gemellaggio di Aifb con il Giro d'Italia e considerando la tappa  di oggi per il  tratto Foligno- Montefalco, ripropongo una ricetta che ha per protagonista la roveja, un piccolo legume antico che sta tornando sulle tavole di Umbria e Marche.




Complice un cartoccio di roveja acquistato lo scorso anno sulla piana di Castelluccio prima degli ormai noti eventi sismici che hanno messo in ginocchio la vasta area compresa tra Umbria e Marche.






Fa parte dei cosi detti legumi minori, un tempo ampiamente coltivati ora quasi totalmente scomparsi, un po' per le abitudini alimentari cambiate, per la mancanza di notizie sulla loro coltivazione e in generale per l'effetto della globalizzazione, ma proprio da loro parte l'evoluzione dell'agricoltura e quindi la nostra sopravvivenza.
Se scompare un prodotto  con esso scompare anche la tradizione legata ad esso, scompare una cucina povera ma salutare, se ne va un pezzo di noi.

Mi sento fortunata, sono nata sui Sibillini e fino a qualche decennio fa, questo legume si seminava in primavera, si sfalciava a fine estate e, dopo qualche giorno di essiccazione, si trebbiava , come per la lenticchia; mia nonna la coltivava, serviva  per il bestiame ma anche per cucinare;  fresca  con la pasta e una volta  secca, durante l'inverno veniva trasformata in farina per preparare la farrecchiata o pesata, un tipico piatto umbro, si tratta di una polenta dal gusto leggermente amarognolo condita con un battuto di alici ,aglio e prezzemolo.


La roveja, piccola e rugosa, dai mille colori, un 






  • In italiano: roveja, roveglia, rubiglio, pisello dei campi, pisello selvatico,
          ruglio, pisellina, corbello, grovigliolo, pisello grigio, pisello selvatico o roviotto.
  • in inglese: field pea
  • in francese: pois gris, bisaille
  • in tedesco: klee erbsen
  • in spagnolo: arveja seca, arveja forrajera
  • Specie ipotizzate: Pisum arvense L., Pisum sativum
  • ssp. Arvense o Pisum sativum ssp. sativum
  • var. arvense.



Dopo averne utilizzata un po' ho lasciato da parte alcuni  preziosi semi e  a primavera ho iniziato la mia coltura.




Non ha particolari esigenze, è una pianta rustica che necessita di un sostegno altrimenti tende a piegarsi sul terreno con il rischio di ammuffimento e difficoltà nella raccolta, dimenticate i grossi baccelli pieni di piselli, ma tante piccole teghe con minuscoli semini, verdi come piselli appena raccolti;


ma che seccando assumono dei colori meravigliosi tutti diversi, assolutamente no standard.


















                            

Ho deciso di utilizzarla fresca e questa è la ricetta 



Ingredienti per 4 persone

  • 1 kg di roveja fresca già sgranata (sostituibile con piselli freschi)
  • 200 g di parmigiano reggiano
  • 150 g di latte fresco intero
  • 50 g di burro
  • qb di olio extra vergine, sale e pepe.


Preparazione
in un tegame largo e basso sciogliete il burro e versate i piselli, lasciate insaporire il tutto e poi aggiungete acqua quanto basta a coprire le verdure, lasciate cuocere sino a quando la roveja è cotta e aggiustate di sale.
Con un mixer frullate il tutto aggiungendo un po' di olio e trasferite la crema su di una ciotola contenete acqua e ghiaccio in modo da fermare la cottura e mantenere vivo il colore delle verdure.
In un pentolino a parte riscaldiamo il latte e quando ha raggiunto il bollore aggiungiamo il parmigiano grattugiato, e frulliamo, dovremo ottenere una crema densa e vellutata.
Si puo' servire tiepida ma anche fredda, è un  ottimo piatto estivo.







lunedì 9 giugno 2014

Ricetta svuotafrigo...girelle di pane carasau


Ecco qua una ricetta semplice, veloce ....ogni tanto ci vuole no!



Dopo la ricetta delle polpette di riso vi propongo un'idea per eliminare i mille incarti che spesso popolano il nostro frigorifero, veramente basta un attimo per una ricetta sfiziosa e gustosa.
Avevo visto questa preparazione sulla rivista "Sale e pepe" e non ho aspettato molto a replicarla, quello che vi serve, se non lo avete già, è il pane carasau e poi non vi resta che aprire il frigorifero.

Per 4 persone:
  • 4 "fogli" di pane carasau
  • una noce di burro 
 e poi...tutto quello che potreste avere in frigo:

Spinaci lessati
zucchine grigliate
mozzarella
salsiccia
prosciutto cotto
emmental
parmigiano ecc ecc....

Preparazione:

bagnate il pane carasau passando il suo lato ruvido sotto un getto d'acqua, mettete poi i fogli in posizione verticale in una ciotola, nel giro di alcuni minuti  diventeranno morbidi in modo da poterli facilmente arrotolare su se stessi.
Ora non vi resta che farcirli.






 un po' di verdure grigliate, zucchine....



prosciutto cotto,mozzarella e parmigiano



spinaci, cotto, mozzarella e scamorza;




salsiccia,spinaci, scamorza e scaglie parmigiano.
Arrotoliamo



Poi tagliamo a rotelline dello spessore  di 3 cm circa e disponiamo in una pirofila leggermente imburrata.


Cottura:

forno preriscaldato a 200° per circa 20 minuti o appena vedete che la superficie del pane  è dorata e croccante.

Un piatto gustoso, sempre diverso!

martedì 6 maggio 2014

La quiche lorainne "colorata" per Quanti modi di fare e rifare




quiche lorainne verdure colorate-ingrediente perduto

Di nuovo l'appuntamento virtuale con le cuochine per l'iniziativa Quanti modi di fare e rifare, questo mese siamo ospiti di Profumo di zenzero e cannella che ci propone la quiche lorainne la famosa torta salata ottima come antipasto, ma anche come secondo e perché no...anche per un bel picnic.





Era da un po' che pensavo di fare questa preparazione, ma per un motivo o l'altro ho sempre rimandato, ed ecco l'occasione giusta, così mi sono fatta coraggio ed ho cercato di imitare il maestro Luca Montersino utilizzando le verdure come ho visto in una sua splendida preparazione.






Per la pasta brisè (dose per una tortiera del diametro di 28 cm)

  • 300 g di farina 00
  • 125 g di burro freddo a pezzetti
  • 5 g di sale
  • 8-9 cucchiai di acqua fredda


Per la salsa besciamella
  • 40 g di burro
  • 40 g di farina
  • 400 g di latte caldo
  • sale e pepe
alla quale aggiungeremo in un secondo momento:
  •  2 tuorli 
  • 40 g di parmigiano reggiano  grattugiato

Per le verdure usate carote e zucchine che abbiano più o meno la stessa lunghezza:
  •  2 zucchine medie
  • 2 carote medie
  • maggiorana fresca facoltativa

 Prima di tutto dobbiamo fare la pasta brisè:

in un cutter o in una semplice ciotola, mettiamo la farina e il burro freddo a cubetti, azioniamo il cutter o impastiamo a mano, molto velocemente per non riscaldare il composto, aggiungiamo il sale e l'acqua freddissima, poca alla volta, appena si formano le briciole, fermiamo tutto, compattiamo il composto e avvolto da pellicola lo mettiamo in frigo per almeno 30 min.


Facciamo la besciamella:
Lasciamo sciogliere il burro in una pentola e aggiungiamo la farina , mescoliamo bene e uniamo al tutto il latte ben caldo, cuociamo sino ad avere una salsa abbastanza densa da velare il cucchiaio, aggiustiamo di sale e pepe.
Trasferiamo in una ciotola e lasciamola raffreddare.
Una volta fredda aggiungiamo i tuorli e il parmigiano grattugiato.


Ora dobbiamo cuocere il guscio di pasta brisè, faremo una precottura in bianco:

Stendiamo la pasta abbastanza sottile e foderiamo una tortiera imburrata, bucherellate il fondo con una forchetta, ricopritela con un foglio di carta forno e sopra a questo mettete dei fagioli secchi, fate cuocere in forno preriscaldato a 180° per 15 min.
Una volta cotta, eliminate  la carta con i fagioli.

Prepariamo le verdure:

con l'aiuto di una mandolina affettiamo (ad uno spessore di circa 2-3 mm) nel senso della lunghezza le zucchine e le carote e man mano che le prepariamo conserviamole in acqua ben fredda.
Se non riuscite a tagliare sottilmente le verdure vi consiglio di sbollentarle in acqua salata per qualche minuto.
Quando siamo pronti per assemblare il tutto riempiamo il guscio di brisé con il composto di besciamella, asciughiamo le verdure e disponiamole in cerchio;
oppure, come ho fatto io nel caso usaste  una teglia rettangolare, per ogni giro, una verdura, iniziamo con le zucchine e poi carote e così alternandole sino a coprire tutta la superficie.




Pennelliamo con un po di olio la superficie delle verdure e spolveratina di sale.

Cottura: 

forno preriscaldato a 180° per 30 minuti.

  Con questa ricetta partecipo al contest "Nel cesto del pic-nic"



E partecipo anche al Cross Cooking
un' iniziativa che fa del Parmigiano reggiano il vero protagonista

domenica 6 aprile 2014

La torta pasqualina...quanti modi di fare e rifare




Torta pasqualina finger food-ingrediente perduto




Di nuovo l'appuntamento virtuale con le cuochine per l'iniziativa Quanti modi di fare e rifare, questo mese siamo ospiti di Un'arbanella di basilico che ci presenta un classico intramontabile della sua bellissima Liguria :la torta pasqualina.



 E per l'occasione ho voluto provare la farina Manitoba della linea qb Qualità Bio  del Molino Grassi

La Manitoba del molino Grassi: miscela di farina tipo 0 di grano tenero Manitoba biologico, proveniente dalla regione delle Grandi Praterie Canadesi, a cui la presenza di farina di farro spelta biologico, nato nella zona del Mar Caspio 7.000 anni fa, e della farina di segale biologica regalano un gusto particolare.
Già dall'etichetta vediamo che siamo di fronte ad una signora farina, ricca di gusto, un mix di frumento, farro e segale che conferisce all'impasto una nota rustica che ben si sposa con il ripieno di ricotta ed erbette, e per accentuare il tutto ho anche aggiunto del farro lessato.

Ingredienti per 4 persone

Per la pasta matta:
  • 250 g di farina Manitoba della linea qb Qualità Bio
  • 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva
  • 100 ml d acqua 
  • 6 g di sale fino 
Preparazione:

Intanto mettete a bollire dell'acqua in una pentola...poi vi spiegherò a cosa servirà.

Facciamo una fontana con la farina e al centro mettiamo l'olio , sale e metà dell'acqua, iniziamo ad impastare e aggiungiamo il resto dell'acqua.
Naturalmente il quantitativo dell'acqua dipenderà molto dal tipo di farina che utilizzerete.
Impastate sino ad ottenere un massa liscia ed omogenea  e avvolgete a palla; ed ora il trucchetto svelato da Carla Emilia, ligure doc, l'impasto va fatto riposare sotto una pentola calda in cui avrete fatto bollire dell'acqua, questa tecnica vi permetterà di stendere molto sottilmente la pasta che diventerà bella croccante.

Per il ripieno, che potete fare anche il giorno prima, vi potete sbizzarrire :bietoline, spinaci...tutto ciò che avete, io in questo caso ho usato:

Ingredienti per il ripieno
  • 200 g di ricotta
  • 300 g di verdure miste lessate e strizzate per me borragine, spinaci, erbe di campo
  • 100 g di farro lessato
  • 50 g di parmigiano grattugiato
  • 1 uovo intero
  • burro
  • sale e pepe
In una padella con un po di burro facciamo insaporire le erbe lessate e ben strizzate, aggiustiamo di sale e pepe e lasciamo da parte.
In una ciotola mescoliamo la ricotta, il farro lessato, l'uovo e il parmigiano, regoliamo di sale e pepe e uniamo le verdure preparate.
Ora non resta che stendere la pasta....e qui ho voluto provare un modo un po diverso di presentare la classica torta pasqualina.
Praticamente ho steso la pasta molto sottilmente, poi ritagliato dei quadrati di circa 10 cm di lato, messo al centro un cucchiaio di impasto e poi chiuso a formare un "petalo".



Disponete i petali su di una teglia rivestita con carta forno.


Cottura 190° per circa 40 minuti.




Con questa ricetta partecipo al contest di  Mulino Grassi





E questa ricetta partecipa anche al contest "In un sol boccone" ideato da Peroni e Monique e Paola






giovedì 31 ottobre 2013

Riso venere alla zucca




Decisamente questo è il periodo della zucca,  un pò perché è la sua stagione, un pò perché secondo me si vendono più zucche per Halloween che per mangiarle....ma se abbiamo acquistato una bella zucca e dopo averla "martorizzata" ci ritroviamo con un sacco di polpa mica la butteremo no!!!
Un classico è il risotto alla zucca, lo faccio spesso è uno dei miei preferiti, sarà per il colore  che la zucca gli conferisce e per quel suo gusto dolciastro, mi piace troppo.
Ma avevo voglia di provare una qualità di riso nuova, e la devo dire tutta, il suo colore mi attira tanto: il  riso Venere.
E poi il nero con l'arancione ci sta troppo bene!
Mi piacciono i colori, se poi posso metterli nel piatto usando alimenti veri e naturali la cosa mi stuzzica ancor di più.
Quindi la zucca ce l'ho, quest'anno il mio orticello è stato veramente molto generoso, il riso Venere pure, c'era una bella offerta al supermercato, è arrivato il momento di provare!


Alcune informazioni sul riso Venere reperite in rete:
  • Il Venere è un riso dal chicco piccolo e profumato, con un aroma che ricorda il pane appena sfornato, tipico dei risi orientali. L’aroma lo si percepisce annusando da vicino i chicchi crudi e diventa sempre più incisivo grazie all’azione del calore della cottura.
  • il suo nome sembra derivi dalle sue  proprietà afrodisiache...
  • in Cina esiste da secoli, è un riso riservato a pochi perchè difficile da coltivare e con scarsa resa alla produzione,
  • in Italia "nasce" nel 1997, grazie ad un incrocio tra una varietà asiatica nera e una varietà padana,
  • viene coltivato nelle province di Vercelli e Novara,
  • il suo colore è dovuto alla presenza di pigmenti ( metaboliti antiossidanti) presenti sullo strato esterno,
  • E' un riso integrale e non viene sottoposto a trattamenti per l'eliminazione del tegumento, viene rimossa solo la buccia che non è edibile
  • altamente digeribile e ricco di fibre...
Che dire di più provatelo!

Riso venere alla zucca 

Ingredienti per 4 persone:
  • riso Venere 350 g.
  • zucca 400 g.
  • odori per soffritto (io ho usato il mio preparato per dado vegetale home made)
  • una noce di burro
  • parmigiano 50 g. (un po' per mantecare e un po' per fare le "cialdine"
  • semi papavero facoltativo
  • nocciole tostate facoltativo
Iniziamo con il cuocere il riso in acqua bollente salata, si perché questo tipo di riso non va tostato come il suo cugino; il mio aveva una cottura di 18 minuti, comunque controllate sulla confezione la durata della cottura.
Nel frattempo puliamo e tagliamo a cubetti la zucca, in una padella mettiamo il burro un po' di "dado" vegetale o se non lo avete un trito di verdure per il soffritto, unite la zucca e lasciatela rosolare ben bene, se necessario aggiungete acqua e portatela a cottura.
Una volta cotta va frullata con il mixer e aggiunto un pò di parmigiano!!!

Per le cialdine di parmigiano:
in uno stampo di silicone, io ho usato quello per i mini savarin, mettiamo il formaggio grattugiato, e poi trasferitele nel microonde per alcuni secondi, quando sentite il formaggio che "frigge" spegnete, tiratelo fuori e lasciate raffreddare.
Io ne ho fatte diverse, aggiungendo al parmigiano o semi di papavero o nocciole tostate e tritate grossolanamente.
Una volta cotto il riso va scolato e trasferito in uno stampino leggermente oleato, io ho usato quello per i babà, pressiamolo bene bene all'interno dello stampo.

Impiattiamo:

facciamo un letto di crema di zucca, rovesciamo sopra a questo il nostro stampino con il riso e delicatamente lo alziamo, decoriamo come più ci piace con le cialdine e ciuffi di crema alla zucca.


Il sapore di questo riso è veramente notevole, sta benissimo con la zucca e le nocciole tostate rafforzano ancor di più il suo sentore di pane caldo!!

lunedì 18 marzo 2013

La pizza di formaggio...o "crescia" con pecorino dei monti Sibillini: una meraviglia tutta marchigiana da gustare la mattina di Pasqua







E' lei ....la "pizza" di formaggio che ha un posto d'onore nella gastronomia marchigiana,alcuni la chiamano "pizza", crescia" per altri e ancora nel pesarese la "crescia brusca"....l'origine sembra appartenere a Jesi provincia Ancona....ma ormai é diffusa in tutta la regione e se non c'è non è Pasqua.
Per noi marchigiani ha assunto lo stesso valore simbolico che la colomba ha in altre regioni....
Questa preparazione fa parte della  mia tradizione, ed essendo io in una zona di confine, a pochi chilometri dall'Umbria,  ha molti aspetti in comune con la pizza ternana...

La mattina di Pasqua è d'obbligo una fetta di questa meraviglia profumata accompagnata da un bel tagliere di salumi: ciauscolo i.g.p., soppressato e l'immancabile salame di Fabriano.



Per quanto riguarda la ricetta ho messo insieme una ricetta di Paoletta , i consigli sui lievitati imparati ai  corsi di panificazione  e la ricetta della nonna di mio marito , fabrianese doc, che faceva delle pizze stupende....nella ricetta trascritta avevo una buona dose di lievito di birra oltre all'uso della cosi detta "massa", io ho convertito il tutto a lievitazione naturale usando il mio lievito madre e questo è il risultato...mi spiace che non possiate sentirne il profumo....


La Pizza di formaggio

Ingredienti:

dose per una pizza di circa 1,500 kg  (peso prima della cottura)
  • 250-300 gr. di lievito madre rinfrescato almeno 2 volte
  • 375 gr. di farina ( metà  manitoba e metà  farina 0 ho usato una bio 0)
  • 145 gr. di parmigiano reggiano grattugiato
  • 145gr di pecorino grattugiato misto ( io ho mescolato pecorino romano e pecorino dei monti Sibillini)
  • 170 gr. di pecorino fresco oppure emmental a pezzi
  • 50 gr. di olio extra vergine
  • 30 gr. di strutto
  • 1 cucchiaino colmo di sale
  • 1 cucchiaino di pepe
  • 5 uova intere
  • 100 ml di latte

Procedimento :

Inizio preparando il composto di uova  e formaggi: mescolo in una ciotola le uova, con i formaggi grattugiati i grassi (olio e strutto), sale e pepe e lo lascio insaporire bene.



Ora in planetaria metto il latte leggermente tiepido,con la pasta madre e avvio la foglia, quando il lievito si è sciolto aggiungo la farina e il composto uovo-formaggio alternandoli piano piano in modo da non smollare l'impasto, lascio lavorare la macchina sino ad incordare.

Otterrete un impasto molto morbido e leggermente appiccicoso...





A questo punto, rovesciamo l'impasto su un piano leggermente infarinato e uniamo  il pecorino a cubetti e lo  si lavora  in modo da distribuirlo ben bene.
Lasciate riposare l'impasto coperto da una ciotola per circa 15 min. intanto prepariamo  la teglia: ungetela ben bene con burro o strutto e poi ritagliate  un cerchio da un foglio di carta forno e lo mettete sul fondo della teglia.
Riprendiamo  la massa la allarghiamo un po' e diamo  un giro di pieghe per dare forza all'impasto..... prendo un lembo e lo porto al centro...





sino a completare tutto il giro...




Rovescio l'impasto mettendo le pieghe sotto e arrotondo a palla.....




Trasferisco l'impasto nella teglia e copro con pellicola....ora deve lievitare sino a raggiungere il doppio del suo volume, io di solito metto la teglia  nel forno spento con la lucina accesa , in modo da creare una sorta di camera di lievitazione e aspetto......
Ora i tempi sono diversi, dipende dalla temperatura e dalla forza del vostro lievito, in genere nel giro di circa 3-4 ore la lievitazione sarà completa.

*Misure della teglia: diametro piccolo 19,5 cm; diametro grande 25 cm e altezza 14 cm.




Cottura

Bisogna prestare particolare attenzione, ho seguito i consigli di Paoletta e mi sono trovata benissimo.
Accendiamo il forno a 190° e lasciamo lo sportello aperto, dopo circa 5 min mettiamo sul fondo del forno un pentolino con acqua calda e inforniamo la pizza coperta con un foglio di alluminio.
Dopo 40 min. tolgo il pentolino con l'acqua e il foglio di alluminio e proseguo la cottura per almeno altri 20-25 min. naturalmente vi dovete regolare perché ogni forno  è diverso fate la prova con lo stecchino che dovrà essere asciutto e pulito.



Anche se non l'avete mai assaggiata ...provatela vi stupirà!!!

*Pecorino dei monti Sibillini ( notizie prese dal sito http://www.fondazioneslowfood.it)
Nella realtà ci sono due tipi di pecorino dei monti Sibillini: uno fresco che si produce durante tutto l'anno con il latte pastorizzato e si tratta soprattutto di una caseificazione industriale, l’altro fatto con latte crudo, semicotto e stagionato in modo naturale, sostenuto dal Presidio. Secondo la tecnica tradizionale, il latte appena munto viene portato a circa 37°C in un paiolo di rame, quindi viene aggiunto il caglio naturale.
Dopo circa 30 minuti si rompe la cagliata, si riscalda a circa 45-48°C e si sistema la massa nelle fascere. Quindi si pressa, si sala a secco per un paio di giorni, si lava, si asciuga e infine si pone a stagionare in un locale fresco e lievemente umido in cui, ogni due o tre giorni, le forme devono essere rigirate per favorire la formazione della crosta. Il formaggio si può consumare dopo circa 60 giorni ma, senza dubbio il risultato migliore si ottiene facendolo stagionare alcuni mesi, in modo da avere forme dalla crosta dorata, ocra o nocciola, dalla pasta giallo carico, compatta e lievemente grassa, con una consistenza granito-scagliosa, un odore aromatico e potente, spesso di fungo e tartufo, un sapore deciso, piccante e molto persistente
Il periodo di produzione del Pecorino dei monti Sibillini va dalla primavera, dopo lo svezzamento degli agnelli, fino al mese di ottobre.

Con la Pizza di formaggio partecipo all'iniziativa di Panissimo
 E con questa ricetta partecipo anche all'appuntamento di Panissimo,



organizzato da Sandra  e Barbara.

E questo mese siamo a "casa" di Sandra.







Con questa ricetta partecipo anche al contest  
Il mio lievito madre mi è stato regalato dal  maestro panificatore Gianfranco Fagnola, per quanto riguarda la sua età.....sicuramente tanti anni ma di preciso non sò quanti.
In genere per mantenerlo in forma gli faccio un bagnetto almeno 1 volta al mese: in un litro d'acqua metto un pizzico di zucchero e poi il lievito sotto forma di piccole palline, aspetto che tornino  a galla , le strizzo ben bene e poi proseguo con il solito rinfresco diminuendo però la quantità d'acqua.
Un metodo questo efficace che mi permette di controllare la sua acidità!








lunedì 11 marzo 2013

Torta salata da farcire......per il cestino del picnic






Come noterete questa volta ho avuto un decisivo aiuto nello scrivere questo post.....dal momento che il mio piccolo bimbo stava a casa a causa dell'influenza, ci siamo esercitati nella scrittura, tanto per non perdere la mano....in prima elementare il dettato è una cosa seria...così, ha trascritto per voi la ricetta di questa torta salata, molto gustosa e comoda che si può farcire in diversi modi e che possiamo mettere nel cestino del picnic....prima o poi arriverà questa primavera e non possiamo farci trovare impreparati.

Per comodità riporto ....


Torta salata da farcire

Ingredienti:
  • 300 gr. di farina 0
  • 3 uova intere
  • 3 pizzichi di sale
  • 80 gr. di parmigiano grattugiato
  • 200 gr. di latte
  • 35 gr. di olio extra vergine oppure olio semi di girasole
  • 1 bustina di lievito per torte salate
  • pepe
Procedimento:

In una ciotola sbattete le uova unendo il sale , pepe poi il parmigiano, latte , olio e alla fine farina e lievito ben setacciati.
Mettete l'impasto in una teglia ( 30 cm x 40 cm) foderata con carta forno e livellate bene l'impasto.
Infornate a 170° per circa 20-25 min. fate sempre la prova stecchino.



Lasciatela raffreddare e poi tagliatela a metà e farcite come più vi piace, io in genere uso salumi, oppure tonno maionese e carciofini,..... insomma sbizzarritevi.

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