Tornare a sentire quel profumo, quel sapore, che ci riporta indietro nel tempo e che ci fa sentire a casa ovunque noi siamo.
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martedì 2 febbraio 2021

3 febbraio, San Biagio protettore della gola e il "lattarolo"


3 febbraio, San Biagio protettore della gola.
Latte caldo  e miele sono i due ingredienti  da sempre considerati un balsamo per i malanni stagionali.
Latte e miele li ritroviamo nel Lattacciolu, lattarolo, lattaruolo....il  "budino" dimenticato della cucina  tradizionale di Marche e Romagna.

Budino antico-ingrediente perduto


Probabilmente deriva dalla ricetta medioevale della Diriola  preparata in occasione delle nozze; il maestro Martino, il Leonardo da Vinci della cucina, scrive
Diriola
"conciarai la pasta in forma d' un pastello et impiela ben di farina che stia dritta cocendola in la padella tanto che sia un poco secca....et prendirai alcuni rosci d'ova, de lo lacte, de lo zuccaro,et de la cannella.
Questa compositione la mettirai in dicta pasta facendola cuocere al modo de una torta....."
In effetti si trattava di una grande torta, costituita da un guscio che racchiudeva il composto di uova, latte, zucchero e cannella.



Un dolce a base di latte, preparato in varie occasioni:
  • Nel Maceratese, nell'antica abbazia di Pioraco per San Biagio il lattarolo veniva offerto ai pellegrini;
  • In occasione di alcune  festività religiose:  l'Ascensione, la Pentecoste o il Corpus Domini che si svolgono durante il il mese di maggio, quando le pecore lasciavano le stalle e tornavano a pascolare nei campi ricchi di nuovi germogli ed erbette fresche,  il latte era al top, il momento ideale per fare il formaggio;

  • Per festeggiare un matrimonio, scrive Oreste Marcoaldi illustre personaggio fabrianese
"Lattaruolo. E' un piatto dolce che si dona al padrone dai propri contadini in occasione di loro matrimonio, anzi dopo 8 giorni dalle nozze"
La ricetta originale prevede la realizzazione di un guscio di pasta matta nel quale viene versato il composto di uova miele e aromi e poi cotto.

Io in questo caso ho scelto la versione senza guscio di pasta , realizzando delle monoporzioni.

Ricetta tratta da "Antologia della cucina popolare"

Ingredienti per 6 "budini":
  • 1 litro di latte intero fresco
  • 150 miele millefiori
  • 2 uova intere
  • 4 tuorli
  • 1 bacca di vaniglia
  • 1 stecca di cannella
  • scorza di limone bio
Preparazione:
mettiamo il latte con la stecca di cannella in una pentola e lo facciamo bollire  a fuoco basso, si deve ridurre di circa la metà, ci vorrà  un'ora.
Poco prima di toglierlo dal fuoco uniamo il 100 g di miele, la vaniglia e la buccia di limone, mescoliamo bene e lasciamo freddare.



In una ciotola montare le uova, 2 intere e 4 tuorli con i restanti 50 g di miele, aggiungere poi il latte ormai freddo e filtrato.
A questo punto possiamo scegliere se fare un caramello e rivestire con questo gli stampi da budino oppure, come la ricetta originale vuole, rivestire una teglia con della pasta matta  e cuocerla in bianco ricoperta da fagioli, sale...in modo che in cottura non si gonfi.

Salsa caramello :
100g di zucchero , 50 g di acqua.
in un pentolino dal fondo spesso mettere lo zucchero ben distribuito, fate cuocere sino a che non diventi di un bel colore ambrato tendente al marroncino, mi raccomando resistete dal mescolare con un cucchiaio, il caramello non va toccato altrimenti vi si formeranno dei grumi che non si scioglieranno più, quando è bello marroncino, facendo attenzione aggiungete l'acqua bollente fuori dal fuoco e mescolate.




Nel caso vogliate usare il caramello ne versate un po' negli stampini da budino e poi riempite con il composto.


cuocere a bagno-maria: in una teglia da forno con i bordi alti mettete alcuni fogli di carta assorbente da cucina poi posizionate gli stampi e versate nella teglia tanta acqua sino ad arrivare a metà altezza degli stampini.



Cuocere a 100° per circa 3 ore, per verificare la cottura si fa la prova dello stecchino che una volta infilzato nel budino deve uscire pulito.

Se volete fare la ricetta originale, dovete preparare la pasta matta:

Pasta matta: 250 g d farina , 15 cl di acqua,1 cucchiaio di olio d'oliva, pizzico di sale: mescolare tutti gli ingredienti e lavorare finché il composto non risulti. omogeneo ; coprire con un panno umido e lasciar riposare al fresco per 1 ora circa.

Rivestite una teglia dai bordi alti con carta forno o ungetela con il burro, posizionate uno strato sottile di pasta matta, bucherellate il fondo con una forchetta, riempitela con dei legumi secchi a circa 190° sino a cottura.( Metodo detto "cottura in bianco" cioè del guscio senza ripieno).
Versatevi poi il composto e cuocere in forno preriscaldato a circa 200°-225° per circa 1 ora, ma fate sempre la prova "stecchino".

Il budino va mangiato freddo, nel caso di quello con il caramello lo stampo va rovesciato, nel caso della versione con la pasta va tagliato e servito a fette.

Fonti
"Antologia della cucina popolare" Fabriano 1993 P.Angelini, Aurelio C., Balilla Beltrame, Nora Lipparoni,Graziella Picchi, Antonio Trecciola, Corrado Barberis.
"La credenza delle pastine" Tommaso Lucchetti
"Le feste dello spirito" Tommaso Lucchetti
"A tavola nel Medioevo" O.Redon, F. Sabban, S. Serventi

Questa ricetta è proprio destinata a far parte del mese dedicato ai Latticini della



giovedì 9 novembre 2017

Ricetta confettura pomodori verdi, buona la seconda

La confettura di pomodori l'avevo già pubblicata, una ricetta perfetta, la potete trovare qui, ma a volte anche le cose ben riuscite possono migliorare, eccome!



Ecco allora la nuova versione della classica confettura di pomodori verdi, in questo caso solo pomodori verdi verdi.
Una ricetta di riciclo, se avete un orticello, ma basta anche un vaso sul terrazzo, arriverà il momento nel quale le vostre piante di pomodori hanno ancora qualche piccolo frutto che  non riuscirà mai ad arrivare a maturazione; buttiamo tutto?  Oppure riscopriamo l'arte del non si butta nulla delle nostre nonne e trasformiamo, un prodotto alquanto povero, in una deliziosa confettura per accompagnare i formaggi e non solo.
Prima di iniziare alcune raccomandazioni riguardo la produzione di confetture casalinghe, utili informazioni per poter serenamente poi consumare il prodotto che ha impegnato il nostro tempo e denaro.
Attrezzature:

I VASI :
  • vanno sanificati, a livello casalingo non possiamo parlare di sterilizzazione metodo attuabile solo con attrezzature professionali che mantengono temperature elevate costanti per diverse ore
  • immergere i vasi in acqua bollente e lasciar per circa 30 minuti, poi asciugati
  • meglio vasi non eccessivamente grandi
IL VETRO è il materiale migliore:
  • non assorbe, 
  • può essere riciclato se non presenta incrinature
  • è trasparente e permette di vedere il contenuto e al tempo stesso però va conservato in un ambiente buio per evitare fenomeni di ossidazione.
COPERCHI:
  • vanno sempre cambiati, vanno sempre sanificati ( di metallo, vetro, gomme...)
Vasi e coperchi vanno lavati, e ben sciacquati e poi asciugati 

La ricetta è tratta dal meraviglioso libro di Manuela Di Chiara dedicato alle tradizioni marchigiane

Dosi per 4 vasi della capacità di circa 200 g

  • 1 kg di pomodori verdi
  • 1 mela verde ( Granny Smith)
  • 400 g di zucchero semolato
  • 1 cucchiaio di miele millefiori
  • il succo e la scorza di un limone non trattato
  • ( bicchierino di Varnelli facoltativo)
Preparazione:
Tagliare i pomodori a cubetti eliminando un po' dei loro semi, la mela con la buccia privata del torsolo ridotta a pezzi, mettiamo poi tutto  in una pentola con lo zucchero, il miele, succo e la scorza di limone e trasferiamo sul fuoco.
Quando la confettura  arriva a bollore calcoliamo 30 minuti.
Mettere  la confettura calda in barattoli precedentemente sanificati, chiudere con i tappi e capovolgere e lasciare raffreddare.
* Se vi piace potete aggiungere il liquore una volta che la confettura ha terminato la cottura.

Questa confettura si conserva per 6 mesi e una volta aperto il barattolo va conservato in frigo.

mercoledì 7 settembre 2016

Sapa di uva e miele

Oggi il calendario del cibo italiano firmato Aifb celebra sapa, mosto cotto e ficotto, e sono molto orgogliosa di esserne l'ambasciatrice.
Per quanto riguarda il "trio" gustoso vi rimando alla ricerca che ho svolto, e vedrete che ci sono un sacco di curiosità intorno a questi prodotti.
Nel blog ci sono diverse ricette che prevedono tra gli ingredienti la sapa, la crostata con frutta secca e caramello alla sapa, la crescia fogliata, i fagottini, e ancora la polenta e così via.
Qui vi propongo la ricetta per fare da soli la Sapa, si tratta di una preparazione un po' diversa dalla solita ma che è tipica del territorio fabrianese, il mosto d'uva si unisce al miele e insieme vi faranno perdere la ragione.
Ottima per una crostata e un ripieno sorprendente per i biscotti.




  


 Ma prima di tutto vediamo cos'è la sapa
Sapa: dal latino sàpa, a sua volta da connettersi, probabilmente, con sàpor «aver sapore» esapĭdus «saporito».
























La  sapa praticamente è uno sciroppo d'uva che  si ottiene dal mosto appena fatto, un tempo questo  veniva filtrato e messo in un calderone di rame e fatto bollire a fuoco lento per circa 15 ore, con un ramaiolo veniva schiumato spesso e si aspettava e aspettava, controllandolo sino a che non si riduceva ad 1/3 della suo volume iniziale, si lasciava raffreddare in un tino di legno e in seguito imbottigliato.


Ancora oggi  viene pazientemente  prodotta da aziende che hanno un occhio di riguardo verso la propria terra  ed usata per impreziosire le pietanze più disparate :

  • la ritroviamo come condimento per ceci, fagioli, castagne


  • nel ripieno di ravioli dolci o dei tipici cavallucci dell'Apiro


                                                                                                                                                  




Questi sono i Cavallucci e presto vi svelerò la ricetta.





















  • ingrediente per creare curiose bibite e granite, i nostri nonni stanchi e assetati durante il lavoro nei campi ne versavano un po' in acqua fresca di pozzo ottenendo una bevanda fresca e gustosa; i bimbi aspettavano la prima neve dell'inverno per metterne un po', ben pigiata , nei bicchieri e condirla poi con la sapa;
  •  un tempo usata anche per dare sapore e colore a vini poveri
  • buonissima sulle cipolle cotte sotto la brace
  • ottima su formaggi semi stagionati, stagionati e erborinati
  • divina in associazione al lonzino di fichi

la Sapa di uva e miele è una variante perché  appunto al mosto d'uva viene aggiunto il miele trasformandola in una sorta di confettura.



Ingredienti:


  • 3 chili di uva
  • 500 g di miele

Preparazione:
Laviamo bene gli anici d'uva.
In una terrina schiacciamo gli acini e trasferiamoli in una pentola, l'ideale sarebbe utilizzare un tegame in rame ma in mancanza va bene una pentola con un bel fondo spesso.
Aggiungiamo un mezzo bicchiere di acqua in cui avremo sciolto 1 cucchiaio di miele preso dal totale.
Far bollire a fuoco basso sino a che il mosto si addensi un po'.
A questo punto lo passiamo al setaccio schiacciando bene le bucce, mi raccomando.
Rimettiamo il mosto filtrato nel tegame e aggiungiamo il miele, lasciamolo andare piano piano a fuoco basso sino a che non acquisterà la consistenza di una confettura.
Ancora calda va travasata nei barattoli sterilizzati.
Ottima con i formaggi, fantastica come ripieno di crostate e credetemi  nei biscotti ci sta benissimo.

Frolla per biscotti

  • 1 uovo
  • 150 g di burro pomata
  • 100 g di zucchero
  • 25 g di zucchero integrale
  • 220 g di farina 0
  • 30 g di farina integrale
  • la punta di un cucchiaino di lievito chimico
  • pizzico di sale



Preparazione
utilizzeremo il metodo classico, mescolare il burro con lo zucchero, unire poi l'uovo, pizzico di sale e le farine e il lievito.
Lavorare velocemente e lasciar riposare in frigo avvolta nella pellicola per almeno 30 min.
Stendere l'impasto ad uno spessore di 5 mm e tagliare i biscotti con le formine.
Cottura
forno preriscaldato a 170° per circa 25 min, molto dipenderà dalla grandezza dei biscotti.





martedì 3 febbraio 2015

Blinis di topinambur con formaggio erborinato

I blinis sono una preparazione tipica della cucina russa, in realtà si tratta di focaccine fatte di farina e lievito accompagnate da panna acida, servite con salmone o caviale.




In questo caso diciamo che sono una versione tutta speciale, non c'è lievito ma l'albume montato  a dare leggerezza all'impasto, ci sono le patate e poi il mio tubero preferito il Topinambur.










"Entro i manipoli qua e là sparsi

di topinambùr  lungo gli arginiogni lustro del giallo si fa intimoall’autunnale catarsi” (A. Zanzotto)








Già vi avevo parlato  qui di questo prodotto ricco di sapore e proprietà;  dopo aver fatto la Vellutata e il ripieno delle Crespelle, ormai sono diventata "coltivatrice" di topinambur, sempre alla ricerca di nuove ricette sfiziose e questa devo dire che ha immediatamente attirato la mia attenzione.



Ricetta tratta dal volume "Il vegetariano moderno" con alcune mie modifiche personali.

Dosi per 4 persone

Per i blinis
  • 400 g di topinambur già pelati e puliti
  • 350 g di patate pelate e pulite
  • 100 g di farina
  • 80 ml di panna fresca
  • 1 cucchiaio di senape delicata ( per me Dilora Delicata Louit Frères)
  • 4 uova, tuorli e albumi separati
  • sale e pepe
  • 50 g di burro
  • 300 g di formaggio erborinato
  • insalatina di stagione
  • 1 pera
  • noci
Per il condimento
  • 100 ml di olio d'oliva
  • 35 ml di aceto di mele
  • 1 cucchiaio di miele preferibilmente melata di quercia

Preparazione:

per i blinis
lessare separatamente le patate e i topinambur in acqua leggermente salata, le verdure si devono cuocere bene per poterle poi passare nello schiacciapatate, lasciate raffreddare.
Aggiungere poi al composto di patate e topinambur la farina, la panna, senape e i tuorli sbattuti; montate a neve gli albumi e delicatamente aggiungeteli al composto.
Aggiustare di sale e pepe.
In una padella anti aderente sciogliete il burro e servendovi di un mestolino cuocete i blinis un po' alla volta, bastano 2 minuti per parte e sono pronti; e teneteli da parte.
Prepariamo il condimento  semplicemente emulsionando olio, aceto e miele.
Molto pratici perché li potete fare in largo anticipo e al momento di servirli vi basterà mettere sopra il formaggio e passarli sotto il grilli caldo per pochi secondi, giusto il tempo necessario per far sciogliere il formaggio.
Ci disponiamo sopra l'insalatina, la pera tagliata a fettine, le noci e condiamo il tutto con l'emulsione, sale e pepe macinato fresco.

domenica 14 dicembre 2014

Barrette con miele, frutta secca e canditi ricoperte di cioccolato per Quanti modi di fare e rifare

Una torta speciale per la tavola delle feste, adatta anche a chi è intollerante a latte e derivati, e all' uovo; ricca di profumi e sapore; trasformata in barrette ricoperte di cioccolato fondente
Questa è la mia nuova interpretazione della torta di miele e frutta secca in occasione dell'appuntamento mensile delle cuochine.




Si è proprio la mia ricetta la protagonista del mese di dicembre da interpretare per Quanti modo di fare e rifare.








La cosa mi riempie di orgoglio e non vedo l'ora di vedere cosa hanno combinato le mie compagne di pasticci.
Ancora un ringraziamento alle cuochine  Anna, Ornella e Anna.

Eccole qua le barrette da gustare insieme ai vostri cari in questo periodo di feste


Ingredienti per uno stampo rettangolare usa e getta per 6 porzioni ( quello che si usa per le lasagne)

  • 188 g di mandorle non pelate
  • 150 g di noci sgusciate
  • 75 g di arancia candita
  • 75 g di cedro candito
  • 375 g di miele millefiori
  • 300 g di zucchero semolato
  • la buccia e il succo di un limone
  • 2 cucchiai di liquore all'arancia
  • 3 chiodi di garofano
  • 1 secca di cannella
  • 375 g di farina 00
  • 12 g di lievito chimico
Per la copertura ( vi do' la quantità per ricoprire circa metà torta)

  • 250 g di cioccolato fondente all'87%
Preparazione
in un mixer frulliamo le mandorle e le noci sino ad ottenere una granella piuttosto grossolana, unire i canditi ridotti a cubetti piccoli, lo zucchero, ( meno un cucchiaio) la buccia e il succo di limone. mescolate bene.
Lo zucchero lasciato da parte vi servirà per frullare i chiodi di garofano e la cannella, una volta ridotti in polvere uniteli al resto degli ingredienti.
In una pentola riscaldiamo il miele sino al bollore e così caldissimo lo versiamo sul composto preparato in precedenza, e mescoliamo.
A questo punto possiamo unire la farina e il lievito setacciati.
Rivestiamo con un foglio di carta forno la teglia e versiamo il composto, livellate bene.
Cottura
forno pre riscaldato a 160° per 25 minuti circa.
Lasciate raffreddare un po'la torta, quando vedete che si è leggermente indurita togliete la carta forno, mi raccomando altrimenti se aspettate troppo sarà più complicato eliminarla.
Una volta ben fredda la potete tagliare come più vi piace, io ho scelto di fare delle piccole barrette che in parte ho ricoperto con il cioccolato fondente e in parte con zucchero a velo.

Per la copertura basta sciogliere il cioccolato al microonde, ne sciogliete un 2/3 facendo attenzione a non bruciarlo e poi unite il resto fuori dal forno in modo da portarlo alla temperatura di 30°.
Naturalmente questo è un metodo casalingo che ci permette di ottenere un buon risultato.
Ponete le barrette su di una griglia e colatevi sopra il cioccolato, lasciate raffreddare.
Se volete potete decorare prima che il cioccolato si raffreddi con qualche pezzettino di frutta secca, canditi o oro alimentare.

Buon Natale a tutti





giovedì 27 febbraio 2014

Le castagnole di casa mia. "Di giovedì grasso, tutte le padelle fa fracasso"

Castagnole, cicerchiata, le "sfrappe", le cialde, i "frittelli di carnoale"...quale modo migliore per festeggiare il Carnevale?
Vi riporto la ricetta di famiglia delle castagnole  che sicuramente molto di voi conosceranno, anche questa è una ricetta che cambia da casa a casa e che fa la gioia di grandi e piccini.

Ingredienti:

  • 3 uova intere
  • 3 cucchiai di zucchero semolato
  • 3 cucchiai di olio extra vergine d'oliva
  • 3 cucchiai di mistrà Varnelli
  • 1 bustina di lievito chimico
  • la buccia grattugiata di un'arancia e un limone
  • pizzico di sale
  • farina qb per un impasto sa dosare con il cucchiaio
  • strutto per friggere
  • miele millefiori
Lavorare i tuorli con lo zucchero e la buccia grattugiata degli agrumi, poi aggiungere l'olio, un cucchiaio alla volta.
Montare a neve gli albumi con un pizzico di sale e unirli all'impasto precedente, aggiungiamo un po' di farina e poi il liquore, mia nonna diceva che prima di mettere il liquore bisogna mettere un po' di farina per non "coce l'ova", poi unire il resto della farina rimasta e lievito setacciati.
Per quanto riguarda la farina dovete aggiungerne tanta da avere un impasto abbastanza sodo e porzionabile con il cucchiaio.
Con un cucchiaio versate l'impasto nello strutto caldo o olio, una volta cotte condirle con miele fuso.

*Nota
Con lo stesso impasto  aumentando la quantità della farina possiamo fare le castagnole che si stendono con il mattarello e che poi in cottura si gonfiano; e ancora formando dei piccoli "gnocchetti" della dimensione di una cicerchia fare così la cicerchiata.
Si dispongono su un piatto a formare una "ciambella", le piccole palline sono tenute insieme da miele e il tutto arricchito da frutta secca e confettini colorati a piacere.


Cicerchiata miele noci e mandorle




Di seguito una poesia, in dialetto fabrianese, di Pietro Girolametti:


Le castagnole

“Mamma mia quant’è bone, e que ci messo?
Com’è ch’a me ‘n me vène accuscì vène!
‘N tempo me piacéa d’arfalle spesso,
ma ‘gni vorta tribbulào le stesse pene.
Quann’era troppo dure o troppo lente,
la còrpa la dao a l’ojo o a la farina;
quanno ‘n te crescéa pe’ ‘n accidente
la piào cor vicarbonato o la cartina.
‘Nvece queste è leggere e cott’a punto;
‘l saprai tu, ‘n segreto ce dev’esse:
è quistione d’impasto oppure d’unto
e prima che le frisci le fai allesse?”
“Ma que dici? Se nun ciò messo niente!
La solita dose de fiore per ott’òi,
‘l limone, el zucchero e ‘l buro solamente;
el resto sarà … ‘l mànnico, que vòi!”




mercoledì 12 febbraio 2014

Le "rosette" fritte della nonna

Che Carnevale è senza un dolcino fritto?




Vi ripropongo le rosette della mia nonnina, un dolce a cui sono particolarmente legata e che è adattissimo, secondo me per partecipare al  contest di Imma "I dolci del cuore"



Questo dolcino per me è veramente importante....ricordo la mia nonnina che le preparava ed io bimba che aspettavo impaziente...
Un dolce molto povero, per quanto riguarda i suoi ingredienti, ma secondo me  bellissimo nel suo aspetto e veramente buono!!!!
Probabilmente il mio è un parere condizionato, perché non si tratta solo di un semplice dolce ma  rappresenta un ricordo che mi riempie il cuore...di solito queste ricette restano segrete, gelosamente custodite , naturalmente non trascritte ma ricordate a memoria....io queste rosette le voglio condividere con voi, perché secondo me in questo modo si fanno rivivere gesti e persone che ormai non ci sono più.....

Già nell'elencare gli ingredienti noterete l'unità di misura tipica delle nonne...

Le rosette di nonna Peppa

Ingredienti:

  • Per ogni uovo:
  • 2 cucchiaini di zucchero,
  • 2 cucchiaini  di burro fuso,non bollente
  • 2 cucchiaini di cedrato tritato,( per capirci il Brioschi quello effervescente per aiutare la digestione)
  • un po' di buccia di limone grattugiata,
  • 1 cucchiaio di mistrà Varnelli,(oppure un liquore che preferite)
  • farina q.b. per ottenere un impasto tipo quello della pasta all'uovo( circa 100 gr.)
Procedimento:

mescolare gli ingredienti e far riposare l'impasto coperto da una ciotolina.

Poi stenderlo in una sfoglia sottile e con 2 stampini circolari di diametro leggermente diverso ad esempio di 9 cm. e 8cm. tagliare 2 cerchi per ogni rosa.( la nonna usava 2 bicchieri).

.


Con il dito bagnato appena bagnato  nell'acqua umidifico il centro del cerchio più grande e vi faccio aderire il più piccolo.
Se volete potete fare 4 -5 taglietti sui dischetti....





Intanto in un pentolino alto e stretto faccio riscaldare l'olio... ci vuole un pentolino con un diametro di circa 10 cm....



Prendo un mestolo di legno e ci metto sopra a mo' di cappello i 2 cerchi e quando  è caldo...








tuffo la rosetta nell'olio spingendola giù con il mestolo...le lascio cuocere, quando vengono a galla sono pronte, scolo su carta assorbente.






Sapete mia nonna dove le cuoceva???
 In un barattolo di pelati, l'unico motivo per cui ne acquistava uno.

Avete proprio capito bene...vanno cotte una alla volta!!

Eccole qua..







conditele come più vi piace:  cioccolato ,caramello, sapa...confettura o  come queste con zucchero a velo e miele.


Provatele, vi sorprenderanno per la loro leggerezza e bontà...




e queste rosette nonna le dedico a te....

venerdì 6 dicembre 2013

Panpapato per quanti modi di fare e rifare


Panpapato-ingrediente perduto



Si respira già l'atmosfera natalizia, i primi addobbi, l'acquisto di un nuovo decoro per l'albero....e poi si inizia a sentire un profumo nell'aria che ti dice che Natale è vicino.
Protagonista dell' appuntamento mensile di  Quanti modi di fare e rifare.


è un signor dolce, simbolo del Natale, e che, incredibile ma vero, non avevo mai fatto.
Grazie ad Jé Ale, andate a vedere il suo blog dove troverete addirittura la versione senza glutine di questo meraviglioso dolce, anch'io quest'anno ho fatto il panpapato di Ferrara.
 Ho iniziato a vedere qualche ricetta su internet e poi ho lanciato un appello su fb, non vi dico le ricette che mi sono arrivate, morale della favola, non sapevo quale scegliere!
Ringrazio Elisabetta Zamboni o sora Betta per le sue preziose ricette, Lale Bartolomeo e Katia Bronzi per la loro ricetta di famiglia e tutti gli altri che mi hanno dato dosi, consigli...
Insomma alla fine quale ho fatto?
Ho scelto quello della sora Betta però per non smentirmi ho fatto qualche variante

Panpapato-ingrediente perduto
Ingredienti:
  • 250 g di miele millefiori
  • 250 g di frutta secca mista che più vi piace (io ho usato nocciole tostate, mandorle con buccia e noci
  • 100 g di cioccolato fondente al 70%
  • 250 g d farina 00
  • 50 g di canditi di cedro
  • 50 g di canditi d'arancia
  • mix di spezie: un pizzico di cannella, noce moscata
  • i semi di una bacca di vaniglia 
  • 100 g di cioccolato fondente per la glassa sopra
un po' di burro fuso

Preparazione::
in una pentola con fondo spesso far sciogliere il miele con il cioccolato, tenete d'occhio la pentola, quando il cioccolato si è completamente sciolto aggiungiamo circa la metà della frutta secca, i canditi e il mix di spezie e mescolate bene.
In una ciotola mettete la farina con il resto della frutta secca e formate una fontana al centro mettete il composto preparato in precedenza di cioccolato, frutta secca ecc ecc., mescolate sino ad inglobare tutta la farina.


A questo punto ho scelto di formare il dolce in un modo diverso da quello classico, invece di modellarlo a cupola o copricapo del Papa, ho preso uno stampo da ciambella del diametro di cm 24 l'ho rivestito con la carta forno ed ho spennellato questa con del burro fuso, poi con le mani sporche di burro ho trasferito il composto nello stampo pressandolo bene.
Su una teglia rivestita con carta forno ho rovesciato l'impasto e al centro ho messo un tagliapasta circolare rivestito di alluminio e unto con burro fuso.

Ora la "ciambella" riposa per 24 ore.

Cottura:
Forno preriscaldato in modalità ventilato a 170° per 35 min. circa.
Una volta freddo, sciogliete a bagnomaria il cioccolato e colatelo sopra, se volete potete anche mettere dei confettini colorati come ho fatto io, perché mi fanno tanto Natale.
Fatelo subito si deve "insaporire", così ci ritroviamo un bel dolce pronto per le feste.


Con questa preparazione partecipo anche alla raccolta  di Panissimo una bellissima iniziativa ideata da Sandra e Barbara.


E questo mese siamo a casa di Barbara



martedì 18 giugno 2013

Mistembec per tutti...a tavola nel Medioevo.


frittelle pasta madre- ingrediente perduto


Mistembec cos'è? Sono delle frittelle che venivano preparate nel Medioevo.
Ma il nome?...ci sono pareri diversi ma quello che mi piace di più è questo:

 mis en bec (saltimbocca)
Mistimbec hoc modo fit: accipe de pasta triciti levata ..
 queste è la ricetta che ho trovato nel libro "A tavola nel Medioevo", sono  state queste parole che mi hanno convinto: pasta di frumento lievitata...si tratta di frittelle fatte con pasta lievitata che vengono fritte e poi passate in uno sciroppo di acqua e zucchero o miele;  fanno parte degli entremets..se siete curiosi poi in fondo al post trovate alcune notizie interessanti.

 La ricetta che ho trovato prevede l'uso del lievito di birra, ma io ho la pasta madre, e quale modo migliore per usare gli esuberi?

Quindi ecco la mia versione .

Mistembec di pasta madre
 Ingredienti:
per le frittelle
  • 100 gr. di pasta madre rinfrescata ma va bene anche un esubero non tanto vecchio
  • 50 gr. di fecola di patate
  • 50 gr. di farina
  • 100 gr. di acqua
  • pizzico di sale
  • olio per friggere
Ingredienti per lo sciroppo, oppure potete usare del miele di acacia o melata di quercia:
  • 200 gr. di zucchero
  • 100 gr. di acqua
Procedimento per fare lo sciroppo:

cuocere per circa 8 minuti la miscela di acqua e zucchero finché non si addensi un po'.

Prepariamo la pasta per le frittelle:

sciogliere la fecola nell'acqua e aggiungerli alla pasta madre, poi unire la farina  e un pizzico di sale,  mescolare il tutto sino ad ottenere un impasto della consistenza di un sorbetto.

















Lasciar riposare l'impasto per circa 1 ora.

Scaldare l'olio e con un mestolo versare l'impasto con movimenti circolari,

Fritelle del Medioevo-ingrediente perduto

appena prendono colore scolarle su carta per fritti.

frittelle-ingrediente perduto

Quando ancora sono tiepide immergerle rapidamente nello sciroppo oppure nel miele appena riscaldato.

Con questa ricetta partecipo al contest :



Palio di San Giovanni Battista

Io abito nelle Marche, a Fabriano una cittadina  nella provincia di Ancona e in questi giorni ogni vicolo, ogni angolo parla di Medioevo si sta svolgendo la 19° edizione del Palio di San Giovanni Battista: le infiorate, i borghi medievali,il corteo e le hostarie.....potevo mancare???
Mi sono appassionata alla cucina medievale che mi ha stupito per la sua creatività e magnificienza, altro che periodo buio, una cucina attenta agli ingredienti, ricca di spezie e con una particolare attenzione all'estetica, al colore!
Quindi salse rosa, nere, blu...che accompagnano carni dal gusto pronunciato, e le spezie, tante spezie : zenzero bianco, cannella, chiodi di garofano,cardamomo....a dimostrare la ricchezza e raffinatezza dei signori che organizzavano sontuosi banchetti.
E poi il Bianco, il colore della purezza e perfezione,  qui gioca un ruolo fondamentale la mandorla che oltre ad essere una squisita frutta secca diventa salsa, latte, ingrediente addensante nel periodo di "magro", e ancora  altri ingredienti "bianchi": riso, latte. lardo, carne bianca e zucchero.




Le portate del banchetto vengono   suddivise in 5 servizi:
1 servizio :  poiché lo stomaco viene assimilato a una marmitta in cui cuociono gli alimenti, era necessario “aprire la bocca” con frutta fresca di stagione come  melone, ciliegie, fragole, uva o insalate condite con olio aceto e sale, quindi piatti con una componente acida.
2 servizio: a questo punto lo stomaco può accogliere i piatti in salsa , minestre, zuppe e nei periodi di magro anche un brodetto di pesce.
3 servizio è quello più importante costituito da due o più piatti di carne,arrosto,allo spiedo, in umido sempre accompagnati dalle salse di cui abbiamo già parlato.
4 servizio è quello dello spettacolo, si parla di entremets un vero e proprio intrattenimento attraverso le pietanze , la musica e la danza. Qui per stupire i propri ospiti abbiamo fritti, creme, piatti in gelatina, si tratta di un vero e proprio spettacolo, le portate vengono servite in modo scenografico e spettacolare: uccelli arrosto rivestiti delle loro piume, il pollame ricoperto di foglie d’oro. Tutto per intrattenere gli ospiti e stuzzicare il palato fino all’arrivo dei dessert veri e propri.
5 servizio è rappresentato dai dolciumi
Si continua poi con l’issue de table composta da formaggi , frutta candita e dolci leggeri spesso accompagnati da ippocrasso e malvasia.
Tutti questi alimenti sono destinati a chiudere lo stomaco per attivare la digestione.
Per finire il “caccia fuori”, in un’altra stanza venivano messi a disposizione coriandolo, zenzero canditi, i quali masticati aiutano la digestione e purificano l’alito.

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